Riccardo Gentile

Meglio di Mihajlovic. Solo un punto in meno di Inzaghi che poi, però, chiuse al decimo posto, e di Allegri che alla fine di quella stagione vinse l’ultimo scudetto della storia rossonera. Quella di Vincenzo Montella, 13 punti dopo 7 giornate, è la terza miglior partenza nelle ultime dieci stagioni. Rispetto allo scorso campionato il Milan segna di più (12 gol contro 8) e, strano a dirsi, subisce di meno (10 reti, rispetto alle 13 della scorsa stagione). Una vittoria e un pareggio in più per il Milan di Montella e anche due sconfitte in meno, paragonandolo alle prime sette giornate dello scorso anno.

MIHAJLOVIC HA FATTO UN BUON LAVORO, MONTELLA LO PROSEGUE
E’ vero, di questi tempi Mihajlovic aveva già giocato e perso il derby con l’Inter, il calendario per Montella è stato senza dubbio più clemente. In più, alcune intuizioni dell’allenatore serbo oggi fanno la fortuna del suo vecchio amico dai tempi della Sampdoria. Donnarumma ha quasi un anno di esperienza in serie A e il merito, si sa, è tutto di Mihajlovic. Anche Calabria nella scorsa stagione si era affacciato più di una volta in prima squadra e sempre per volere di Sinisa. Per non parlare di Niang. Fu sempre Mihajlovic, la scorsa estate a opporsi al suo ennesimo trasferimento in prestito. Poi c’è Locatelli e quella è tutta farina del sacco di Montella, così come la promozione di Paletta (lo scorso anno in prestito a Bergamo) nel ruolo di titolare al fianco di Romagnoli. Senza dimenticare il tipo di calcio espresso dal nuovo Milan. Una squadra consapevole dei propri limiti, ma allo stesso tempo conscia del fatto che sarebbe un autogol non sfruttare le qualità di giocatori come Bonaventura e Suso e il fiuto del gol di Bacca. A differenza della Fiorentina di Montella, questo Milan quando perde palla preferisce compattarsi e indietreggiare proteggendosi dagli attacchi avversari. Un segno di umiltà, poi per migliorare e aumentare la consapevolezza nei propri mezzi c’è sempre tempo. Il cantiere è ancora aperto ed è innegabile che qualche risultato, finora, sia arrivato anche grazie a un pizzico di fortuna. La strada intrapresa, però, è quella giusta. In panchina un allenatore giovane e con idee moderne, in campo molto spesso tanti giovani italiani. Una garanzia per il futuro.