Stefano Impallomeni

Un pieno di energia e di iniziative, ma soprattutto di idee. Aldo Biscardi è stato un giornalista molto moderno e geniale, a dispetto delle dicerie che lo hanno definito in maniera diversa. Biscardi è stato il precursore di un certo tipo di informazione, che avrebbe anticipato i tempi. Un’informazione spettacolare e di sostanza, lineare e chiara, molto vicina alla gente, che lo ha seguito numerosa davanti alla tv per oltre un quarto di secolo. La sua era un’informazione capace di sintetizzare al meglio i fatti della domenica, il suo porsi semplice e diretto la formula azzeccata di un giornalismo che successivamente avrebbe avuto soltanto brutte copie.

Aldo Biscardi non si può certo considerare un Brera o un Tosatti, neanche un Beppe Viola, per intenderci, anche se a suo modo è stato un maestro. Ho avuto il piacere di frequentarlo e di lavorarci. Biscardi è stato un uomo molto intelligente, colto, nonostante il suo inconfondibile stile, con quella parlata trasformatosi in imitazione in cui le d diventavano t e viceversa. Biscardi è stato un uomo generoso e grande conoscitore di uomini, da cui sapeva trarre il massimo. Ha lanciato una miriade di giornalisti. Li ha formati, cazziati, sostenuti. Non è stato cabaret, non è stata quella semplice macchietta che qualcuno ama ricordare malignamente. Biscardi aveva un fiuto della notizia eccezionale, un senso della notizia ineguagliabile.

Il suo Processo del Lunedi, il Bar Sport nazionale, è stata la perla di una carriera intensa, in cui la somma delle soddisfazioni ha fatto una differenza sostanziale, segnando un’epoca e, perché no, stabilendo un potere non indifferente. Aldo Biscardi è stato un genio, un inventore, un affabulatore ineffabile, nonostante forzature evidenti ed enfasi clamorose. Era tra i pochi capaci di fare una trasmissione senza grandi notizie, bravo a scegliere gli interlocutori giusti per animare un dibattito, per tirarlo fino in fondo alla fine di una puntata. Una mezza notizia con lui era sempre un titolo.

Ciao Aldo, sceneggiatore unico di un giornalismo sportivo sparito e divertente. “Denghiu” di tutto.