Stefano Impallomeni

Va liscio in campionato, ma regna a coppe con il solito grande mestiere. Nella notte di Stoccolma, lo Special One, in un colpo solo, vince due volte e salda l’anonimo sesto posto in Premier League. Europa League e qualificazione diretta alla fase a gironi della prossima Champions League mettono a posto le cose, le rendono non certo speciali ma neanche normali. Mou come Conte e Pochettino, come il Chelsea e il Tottenham, accede all’Europa che conta senza preliminari. E il portoghese, quel che più conta, infila un altro triplete, non l’originale, ma altrettanto significativo. Tre Coppe conquistate in una stagione non sono uno scherzo. Esprimono un valore importante. Vincere è l’unica cosa che conta.

Per l’ex allenatore dell’Inter 17 finali vinte su 25. Uno specialista dell’ultimo atto e il primo allenatore, dopo Trapattoni (Inter e Juventus) e Benitez (Valencia e Chelsea), a vincere due volte la Coppa Uefa/ Europa League con club diversi. Per lui il trionfo con il Porto, poi quello con il Manchester United. Un bel lavoro, non comune, perché per la prima volta i Red Devils portano a casa l’Europa League. La bacheca di Sir Alex Ferguson viene perfezionata. E, dopo i balbettii iniziali, ora la meritata resa dei conti che neanche il miglior ottimista avrebbe immaginato. Community Shield, Coppa di Lega ed Europa League: tre trofei vinti su cinque disponibili. Niente male per chi aveva criticato Mou, come il sottoscritto, nei primi mesi della sua avventura a Carrington. Sul campo, come si dice, le risposte migliori. E quindi, questa volta incassiamo la lezione, senza battere ciglio.

Una lezione giusta e sacrosanta, utilissima, per capire che Mourinho è veramente un uomo speciale e un manager sublime. Il suo United, a vederlo all’opera, non ruba l’occhio ma inorgoglisce, spiega una filosofia, fa emergere un metodo. La squadra gioca alla perfezione sugli avversari, sa cavare il suo meglio e limitare il suo peggio, senza avventurarsi in sofismi tattici. È uno United compatto, molto fisico, concentrato e difensivo, sfruttatore di occasioni perse e non create. I ragazzini dell’Ajax ( età media di 22 anni e 282 giorni) cadono nella rete di Mou, che alla fine del match dichiara di aver avuto in tasca la Coppa dopo appena un minuto di gioco. Valencia, ex ala e ora terzino, alla Zambrotta, è il simbolo della trasformazione mourinhana. Il calcio del portoghese è sempre simile in ogni dove. Ricordate Eto’o all’Inter che rincorreva gli avversari e non pensava soltanto ai gol da fare? Mata, a Stoccolma, per certi versi lo ha ricordato, replicando quel tipo di sforzo. Come lo sforzo eccezionale di Mkhitaryan, che trova il gol in sei delle ultime nove partite giocate in Europa League. L’armeno è il nome in più di questa splendida cavalcata. È il calciatore senza dubbio più cresciuto, bravo ad emulare chi è più dotato di lui. La sua girata, sul sigillo del 2-0, sembra presa in prestito da Ibrahimovic che a bordocampo, infortunato, vicino ai suoi compagni con le stampelle, esultando come un ultrà, racconta il segreto semplice di un’impresa comune.

Il “socialismo” di Mou conquista tutti. E’ la retta che unisce due punti, lo spogliatoio e il suo staff. Gli individualismi forti, a volte eccessivi, sfumano e si incastrano positivamente in un collettivo creato e fissato con il cemento armato dal portoghese. Pogba, il calciatore più pagato della storia, fa una partita utile. Da sufficienza piena, da giocatore maturo, senza squilli di tromba. Fellaini alla Rooney (che entra nel finale da capitano per alzare il trofeo in cielo) è la sintesi “velenosa” dell’attacco, in grado di riavviare il contropiede con tocchi intelligenti. Romero in porta, poi, al posto di De Gea è stata l’altra scelta forte della stagione. L’altro messaggio fondamentale da inviare a un gruppo che, con Rooney defilato, si ritrova ugualmente unito e straordinario nella notte decisiva. Senza dimenticare il nostro Darmian, che non sbaglia nulla nel successo da dedicare ai morti innocenti, ai feriti di una strage vigliacca e folle. Con il cuore a pezzi e con il lutto al braccio, lo United si riprende il vecchio blasone, la sua storia. Mourinho si riprende la sua rivincita, che per un giorno è di  tutti. Il City su Twitter ricorda l’impresa dei rivali. La scritta “ AcityUnited”, con le parole “City” in celeste e “United” in rosso. Un bel gesto e un grazie ricambiato dal Manchester United di Mou che torna sulla scena, alla vecchia maniera. Il suo lavoro a Manchester è appena iniziato. Vedremo se sulla scia di Ferguson, ma all’inizio dell’anno ci eravamo sbagliati. Mourinho non è ancora ai titoli di coda. I titoli, il portoghese, li vince ancora. E in serie.