Oliviero Beha

Pare proprio che intorno alla VAR, acronimo di Video Assistant Referee, per noi assediati da “job’s act e voluntary disclosure” più semplicemente “moviola in campo”, ci sia una specie di plebiscito favorevole. Come è accaduto per il cosiddetto “occhio di falco” che trasferito dal tennis alla linea di porta ha effettivamente giovato alla valutazione dell’ex famosissimo – per la mia generazione – “quasi gol” di Niccolò Carosio. Ma mentre per la palla sul filo della rete ritengo sensatissimo il plebiscito a favore, non sono davvero dello stesso parere per la VAR.

La prendo da lontano sia pure in poche righe. Il mondo è cambiato negli ultimi decenni o da un secolo a questa parte più che in tutta la storia dell’umanità, si dice. Ed è vero. Questo però ha aperto il dibattito sui cambiamenti scientifici e tecnologici: tutto ciò che si scopre o si inventa ci migliora? I rischi o addirittura i pericoli compensano sempre la strada fatta? In due parole: lo sviluppo, che è indubitabile, coincide sempre e comunque quasi a prescindere da tutto con il progresso, che significa invece un discorso sulla qualità e la maturità dei fenomeni nel loro complesso

Dibattito aperto, che vi parrà esagerato per il o la VAR. Ma se riteniamo il calcio così importante per la passione, il tempo libero e – temo – soprattutto il business che ci è cresciuto sopra a partire dal binomio sponsor-Tv alias diritti della medesima, forse riprendere le fila dal discorso generale non è poi così sbagliato. Il calcio cattura le folle e colonizza i continenti soprattutto per la sua semplicità: anche quando si gioca male, e si scende al livello amatoriale o subamatoriale, conserva quel coinvolgimento emotivo che ne è il fondamento, sono 17 regole più o meno aggiornate in confronto alle quali il baseball ha una normativa da astrusa riforma costituzionale (tanto per aggiornarci…).

Ebbene, qual è il succo della moviola in campo? Evitare gli errori grossolani? Ma il calcio dal vivo è fatto di errori grossolani, mentre il discorso sulla palla dentro o fuori esula grazie alla tecnica da tale arbitrarietà. Quest’ultimo termine ci riporta agli arbitri: quanti sono ormai? Da uno più due storici, a uno più tre, a uno più cinque, con i due dietro la porta che (ricordate?) avrebbero dovuto svolgere funzioni decisive nell’area più nevralgica del pallone, quella di rigore. Non sono bastati né per la linea di porta, dunque, né per il resto, cfr. la VAR. Insomma, mi domando se in un mondo in cui le scommesse e i trucchi incombono e invadono, e la Nazionale è sponsorizzata da una “Multi(nazionale)” di betting non sia ridicolo e autolesionista coprire con gli ultimi ritrovati della tecnica una generale mancanza di etica da parte un po’ di tutti. Non vorrei che da un lato si celebrasse la “moviola in campo” che (cfr. Rosetti, l’ultima Italia-Germania, il rigore non dato e non rivisto ecc. sempre a proposito di arbitrarietà…) e dall’altro tutto degenerasse, così che la tecnica servisse più da copertura nel casino che da effettiva regolamentazione. Da un altro punto di vista, rischiamo l’americanizzazione (leggi football) del nostro pallone, naturalmente con risultati ridicoli tipo l’Halloween italianizzato e alla casareccia… A quando le pause con la pubblicità di una vettura che fa il giro di campo? Mentre gli arbitri trovano nella confusione e nel “parlamento” che si produce in campo tra loro una specie di alibi, il modo di evitare responsabilità nel giusto e nello sbagliato, esattamente come invece accade per i giocatori. Quindi sono contrario: è sviluppo, temo, e non progresso (dello spettacolo, dell’etica sportiva, della qualità ambientale di tutti, arbitri, tecnici e calciatori). Staremo a vedere.