Massimo Piscedda

Il 30 gennaio 2016 la Lazio Primavera batteva il Bari 7-2. In panchina c’era Simone Inzaghi e in campo Alessandro Murgia, autore di una doppietta. Nove mesi dopo i due sono ancora insieme, ma questa volta in serie A. L’allenatore, cosciente del valore del ragazzo, a quindici minuti dalla fine di una partita importante e difficile, ha deciso di mandarlo in campo. Lui lo ha ripagato con un gol, che per poco non ha regalato alla Lazio il colpaccio a Torino. E’ una bella favola, come ogni tanto (ma solo ogni tanto) questo sport sa regalarci.

E’ vero, la fortuna di un calciatore alla fine passa sempre per la disgrazia di un altro (sportiva chiaramente). La Lazio ha affrontato il Torino con alcune defezioni importanti, e questo ha messo in moto un sistema di alternative che han permesso a Murgia l’ingresso in campo. Vorrei spendere qualche parola per lui: il ragazzo è di valore, è un centrocampista completo, ha tecnica corsa e struttura e l’emozione di domenica è più che meritata, ma a volte anche la fortuna deve darti una mano. Non sempre bastano le proprie qualità per uscire dall’anonimato. Con un altro allenatore questa favola forse non sarebbe ancora cominciata. Ma per ora godiamoci il momento. E’ ancora presto per un giudizio definitivo, ma i presupposti ci sono e non c’è alcuna fretta. Auguri.