Stefano Impallomeni

Radja Nainggolan se ne frega. Del video, delle polemiche, del politicamente corretto. A Crotone arpiona palloni, combatte, corre, costruisce e segna. Il Ninja è ancora l’aratro imprescindibile di una vittoria per nulla scontata. La Roma gli è entrata nella pelle, nel sangue  e soprattutto nel cuore. È lui, senza ombra di dubbio, l’anima di una squadra che tenta disperatamente un’impresa. Quella di sbarrare la strada alla Juventus pigliatutto, all’asso Higuain che continua a infliggere  martellate scudetto con reti da centravanti old style.

Nainggolan e quella Juve così “antipatica”

È stata una settimana in cui si è parlato molto delle dichiarazioni di Nainggolan. Di  parole rubate da pseudotifosi, megalomani in cerca di gloria. Il belga non le ha mandate a dire. La Juventus gli sta molto antipatica. Addirittura, per lui sarebbe una squadra da odiare. In molti si sono scandalizzati. Hanno speculato. Odio non si dice, ci mancherebbe. Ma non era quello il senso. A Nainggolan non piace la Juve, il suo mondo. La Juve è forte, vince in ogni modo, a volte anche quando non dovrebbe. Ma la Juve è la Juve e lo sa anche lui. La Vecchia Signora genera frustrazioni, divide e innalza una rivalità. O si sostiene o si combatte. Tutto qui. Pensiamola così e  finiamola con le solite solfe.

L’ANARCHIA DEL NINJA HA UN VALORE UNICO
Radja Nainggolan è un fior di professionista, molto corretto e sa perfettamente che la Juve è una o due spanne sopra le altre. Sopra Roma e Napoli. Sopra tutti. Ha detto quel che pensava. La parola odio da biasimare, ma il concetto è puro e schietto. Molti suoi colleghi non lo dicono ma lo pensano. Ben vengano queste uscite genuine in un calcio pieno di ipocrisia. Ciò detto, resta il campo a far da arbitro assoluto e imparziale. Nainggolan non tradisce mai. È un top player sensazionale. Un moto perpetuo di tecnica e potenza. A livello tattico è cresciuto molto. Vive serenamente la sua leadership, molto più naturale  di quanto si possa immaginare. Non la cerca, gli casca addosso. La Roma senza di lui varrebbe la metà. Nainggolan è un calciatore moderno in grado di ricoprire qualsiasi ruolo. Potrebbe giocare ovunque, se lo volesse. Spalletti lo ha inventato incursore,  trequartista a tempo.  Quel tempo che sa scegliersi come pochi. Con o senza palla. Nainggolan sa infilarsi in un’azione con un tocco, un assist o meglio con un movimento dal quale quasi sempre nasce un pericolo per gli avversari, un’idea per gli altri. La sua anarchia ha un valore unico, molto particolare. Ha bisogno di libertà, di potersi esprimere come gli comandano cuore e testa. Sa rispettare le consegne, ma diventa incontenibile quando pensa in proprio.

NAINGGOLAN UOMO SQUADRA E DI PERSONALITÀ
Nainggolan non è soltanto uno sforzo agonistico, una corsa. È una mente polivalente dalle mille applicazioni e un compagno pieno di attenzioni nello spogliatoio. Guai a toccargli i suoi compagni di squadra. Sarebbe stato perfetto e protagonista anche in un calcio di 30 anni fa. Nella Roma di Conti, Falcão e Di Bartolomei. O nella Lazio del ‘74 con gente come Chinaglia, Oddi e Wilson. Non è un divo. È uno vero, dalla personalità marcata. Uno tosto in campo e fuori. La sua vita privata non mi interessa granché. Che si diverta, è giovane. E valuti quando contenere gli eccessi per proseguire il suo straordinario rendimento. Sarebbe un peccato non mantenerlo.