Maurizio Compagnoni
Il Napoli è cambiato molto in estate ma, osservando il rendimento della squadra, è come se non fosse cambiato nulla: va forte in campionato, addirittura vola in Europa. Segna tantissimo, eppure nell’ultima sessione di mercato ha dovuto rinunciare a Higuain, l’uomo dei record, dei 36 gol in un campionato. Sarri sta facendo un capolavoro, segue le sue idee e non si ferma a recriminare per eventuali partenze. Ha un’idea di gioco che reputa (giustamente) vincente. La società gli ha messo a disposizione una rosa eccellente. Rispetto a un anno fa le alternative abbondano, soprattutto a centrocampo dove adesso Sarri naviga nell’abbondanza. Nella passata stagione l’unica vera alternativa era David Lopez e i centrocampisti arrivarono in primavera con la spia della benzina accesa. Con Zielinski (non c’erano dubbi) che si è subito imposto Sarri si ritrova quattro titolari. Oltre a Diawara e Giaccherini (sempre che l’allenatore lo veda anche mezz’ala), altri potenziali titolari.

Senza Higuain è un Napoli più responsabile

Davanti Milik si è calato alla grande nella nuova realtà e Mertens si è rimesso a segnare come mai in passato. Anche Callejon ha ritrovato gran feeling sotto porta. Avanza il sospetto che la partenza di Higuain abbia responsabilizzato un po’ tutti e che adesso in avanti ci sia una gestione un po’ più “democratica” dello sviluppo del gioco. Il Napoli è fortissimo e ha tutto per fare una grande stagione. L’unica perplessità è legata a una particolare caratteristica della squadra. Una caratteristica che è un pregio e (forse) un difetto allo stesso tempo. Il Napoli gioca benissimo, è un piacere vedere le sue partite. Ma se non gioca alla grande fatica a fare risultato. E non sempre ci si può esprimere al top. Per fare un ulteriore salto di qualità al Napoli serve proprio questo: saper vincere anche quando la squadra non è in giornata. E’ su questo che dovrà lavorare Sarri.