Stefano Impallomeni

Se Milik entra e segna al primo pallone toccato, il Napoli può sperare in una stagione diversa da quella iniziale di outsider. La Juventus è oltre (nonostante il ko di San Siro), ma l’inizio della stagione da parte della squadra di Sarri è notevole ed è più equilibrato. Senza Higuain e con una rosa più ampia e competitiva, il Napoli sembra aver trovato soluzioni migliori, una qualità diversa e una continuità spaventosa nella ricerca del gol. Il primato in classifica non è un caso.

Napoli capolista: numeri straordinari

Il Napoli non segnava almeno 12 reti dopo quattro giornate di serie A dalla stagione 57-58. Higuain nelle sue prime cinque partite (comprese tutte le competizioni) al Napoli aveva realizzato 4 gol, Milik ne ha segnati 6. In campionato si viaggia a una media di 3.3 gol a partita. Callejon ha già segnato 5 gol. Mertens quando gioca fa male, Insigne, seppur non brillantissimo, ispira alla sua maniera. È un elogio delle virtù: il Napoli si scopre forte e molto competitivo. De Laurentiis ha preso gente capace, giovane e motivata. Sarri allena bene. Zielinski può diventare un grandissimo calciatore. Ci sono tanti motivi affinché si possa immaginare una grande stagione. I punti conquistati in questo avvio di campionato sono già il doppio di quelli conquistati un anno fa. Il miglioramento complessivo non è casuale, è soltanto una conseguenza del lavoro del club, che ha saputo colmare non solo la partenza di Higuain, ma ha avuto anche il merito di imbottire di qualità ogni reparto. Contro il Bologna si sono viste alcune sbavature in difesa. C’era da valutare il post Champions. E tutto sommato il bilancio è più che positivo. Koulibaly è una certezza. Si va ogni tanto in difficoltà più per delle distanze che per gli annebbiamenti individuali. Ogni movimento è studiato, collegato, pensato per il gioco di squadra. Ma la cosa impressionante è il palleggio in mezzo al campo, che è un palleggio preparatorio per innescare l’azione offensiva ad alta velocità. Il Napoli ha tendenze barcelloniane, ha assimilato una filosofia europea del calcio spettacolo. A tratti, assomiglia al City di Guardiola. Con Zielinski, Hamsik più il tridente d’attacco e i due terzini che accompagnano in avanti è un belvedere di opzioni. Gli interpreti si divertono molto e si nota da come corrono, da come dispensano le giocate con una sicurezza che è sinonimo di grande consapevolezza.

MILIK, L’UOMO IN PIU’
I primi 25 minuti con il Bologna sono stati sontuosi. Intensità da squadra che può vincere, può tenere testa fino in fondo alla Juventus. La questione è se il Napoli reggerà alla distanza. Le prestazioni, compresa anche quella con il Pescara, ci sono sempre state. Il pericolo di un possibile cedimento sarà quello di non crederci. Questo gruppo ha un’anima diversa. Higuain era la personalità ingombrante sia nei numeri che negli effetti mediatici. Catalizzava su di sé un’attenzione ineludibile. Ora, superata e digerita la sua partenza, c’è una forza nuova e straordinaria. Il Napoli ha capito che era squadra, con o senza di lui. Milik è un signor attaccante. Non è l’argentino, ma neanche uno dei tanti. Il polacco, oltre i gol, ha personalità e carattere. Gioca con la squadra, ha un alto senso del rispetto verso i compagni. E gli altri nuovi arrivi sono splendidi giocatori moderni. Molto validi. I tifosi devono capire che il Napoli è migliorato ed più forte dello scorso anno. Va sostenuto e seguito, non contestato. I 20.000 mila al San Paolo che hanno seguito le partite con Milan e Bologna sono davvero pochini per questa squadra.