Fernando Orsi

Alzi la mano a chi non piace questo Napoli. È talmente gratificante a vedersi che mi sento di dire che la squadra di Sarri funga in questo preciso momento da collante in un campionato parcellizzato e italicamente campanilistico. E infatti, almeno per quel che riguarda il bel gioco, all’infuori delle singole fedi, il Napoli di quest’anno mette d’accordo tutte le tifoserie d’Italia. Ma teniamo a freno l’entusiasmo. Viene da chiedersi: sarà sufficiente giocare bene per vincere il campionato oppure la squadra di Sarri dovrà fornire ulteriori garanzie?

Per guadagnarsi il trofeo servono innanzitutto degli scongiuri contro la cattiva sorte. Gli infortuni (vedi: Lazio) possono rivelarsi una bella gatta da pelare per una squadra ambiziosa come il Napoli. Se poi pensiamo a un allenatore come Sarri, che il turnover non lo digerisce granché bene, ecco allora che una prima insidia si palesa all’orizzonte: arriverà il momento clou del campionato, quello decisivo del prendere o lasciare, e sarà proprio dal tipo di risposta a questo appello che capiremo se il Napoli è una squadra che può arrivare fino in fondo. Senza contare, poi, che i partenopei si giocano anche la Champions, cui partecipano squadre dalla stazza e dall’organico più definito: dobbiamo sperare che Mertens sarà incisivo come l’anno scorso, che Hamsik dia continuità e che ricominci a segnare con regolarità.

Il Napoli ha cominciato il campionato come meglio non avrebbe potuto, incastrando sette vittorie di fila e vincendo quelle che in gergo calcistico sono le partite “sporche” (vedi: Atalanta). Vittorie, per così dire, doppie: non solo gli hanno permesso di accumulare punti, ma anche di acquisire una mentalità di sacrificio e umiltà che fino all’anno scorso non erano di casa. Del resto, dopo tre anni a lezione da Sarri, il Napoli sembra aver consolidato certi meccanismi che nelle stagioni passate erano solo in una fase di rodaggio. Non so se l’infortunio di Milik può pregiudicare una fase offensiva pressoché perfetta, con quei tre piccoletti lì davanti; ma sono ottimista, e confido nella costanza di questo gioco, che è una vera delizia per gli occhi.

A proposito di scudetto e di mentalità rinnovata: leggendo l’intervista di De Laurentiis di qualche giorno fa, pare che la parola “scudetto” gli sia sfuggita di bocca più di una volta. Interpreto le sue dichiarazioni come prova del fatto che allenatore, giocatori e società credono nel primo posto non più come a un’utopia, ma come una concreta e reale possibilità.