Massimo Piscedda

La nostra Nazionale Under 19 che perde malamente con la Francia in finale non è un metro di giudizio esaustivo del patrimonio calcistico giovanile italiano. Vi spiego perché. Quella partita rispecchia esattamente la differenza che esiste tra Paesi che credono e danno fiducia ai giovani e quelle che improvvisano. L’Italia a livello giovanile è potenzialmente tra le più forti Nazionali al mondo, il problema è che non riusciamo a comprenderlo, proprio perché chi ha ruoli di responsabilità è convinto che investire in questo settore sia inutile. Parlo dei Presidenti (non tutti) convinti che pescare all’Estero anziché fabbricare campioni in casa sia più veloce e redditizio. Si tratta di cultura: quella che trenta- quaranta anni fa ti permetteva di portare in prima squadra più della metà dei ragazzi cresciuti in casa propria. E’ capacità di vedere a medio lungo termine, è competenza nel cercare piccoli talenti e migliorarli, gestendoli nella crescita con l’aiuto di allenatori capaci e specifici per le categorie.

Ci vuole organizzazione

Insomma dietro un settore giovanile c’è tanta capacità e organizzazione, cosa che in Italia lascia a desiderare. Chi non crede nei giovani vuol dire che non ama questo sport, vuol dire che vive il calcio solo sotto forma di guadagno (personale) vuol dire che non ha passione, vuol dire che non riuscirà mai a dare quell’entusiasmo che è linfa vitale, vuol dire che non capirà mai che l’attesa è fondamentale per il completamento di una formazione. Il problema è sempre lì, la capacità di scegliere persone adeguate a questo tipo di missione, perché di missione si tratta. Qualcosa però sta cambiando, specialmente negli ultimi 5 anni la politica della Lega di B con a capo il presidente Abodi ha indirizzato i club a credere maggiormente nei ragazzi più promettenti dando un identità ben precisa a questa importante categoria (che ritengo altamente formativa) abbassando l’età media, premiando quelle squadre che sposano l’idea di puntare sui talenti nostrani. Da qui si ritorna alla finale. Nell’Italia Under 19 in campo c’erano solo Vitturini e Di Marco che militano in Serie B, nella Francia non c’era un calciatore che giocasse ancora nel Campionato Primavera. La differenza è tutta qui. E il 4-0 è spiegabile soprattutto per questo.