Massimo Piscedda

Juve pigliatutto e irraggiungibile. Sembra di sì, rispetto alle altre nobili e (forse) decadute. La differenza negli ultimi anni mi sembra palese su tutti fronti. La squadra torinese investe, spende, calcola e rischia, sapendo che probabilmente rientrerà di quello che ha progettato. Negli ultimi 5 anni è stato esattamente così.

La Juve ha lavorato per diventare grande in Europa

Le avversarie spendono rischiando moltissimo e pregando che l’anno in corso vada bene. Dare giudizi o consigli al Milan o all’Inter (per fare alcuni esempi), forse non spetta al sottoscritto, ma è chiaro che le loro dirigenze in questi anni ha improvvisato molto. Improvvisamente le grandi realtà italiane sono scomparse a livello europeo, un livello che in questi anni solo la Juve ha capito che stava alzandosi ancora di più, mentre quello italiano continuava la sua inesorabile discesa. Inutile negarlo, la Juve ha passeggiato in terra amica , si è preparata per quella europea, ed è entrata con fermezza tra le prime otto del continente.

Ritrovare la funzionale capacità creativa

La ricetta per le altre è senza dubbio quella di ritrovare quella capacità di competenza e intuizione che si è smarrita nell’ultimo periodo. E’ chiaro che la disponibilità economica è importantissima, ma credo che il livello italiano possa tornare ad essere quello di un tempo a patto che determinate cose tornino al loro posto. Investire bene e molto nei settori giovanili, credere di poter competere con le grandi d’Europa anche non facendo spese folli e ingiustificate a livello tecnico, insomma saper individuare quello che serve realmente e non quello che si pensa possa servire. Gli italiani hanno questa capacità creativa, che diventa funzionale solo se si è convinti in quello che si fa, senza navigare a vista.