Fernando Orsi

Il calcio mi piace perché di ogni domenica se ne potrebbe parlare all’infinito. Ma è un infinito che si ripete ogni giornata, tipo un serpente che si mangia la coda. Tutta colpa di quella storiella da filosofi in pensione, per cui in un modo o nell’altro alla fine torniamo sempre al punto di partenza, le cose che sono state saranno di nuovo, e rieccoci da capo a dodici. Le ultime giornate di campionato ce lo hanno dimostrato.

Due domeniche fa la Juventus ha giocato una specie di partitella di riscaldamento col Sassuolo; mercoledì l’ha invece scampata con uno stiracchiato uno a zero, ma nell’anticipo di sabato è tornata a tuonare nel derby della Mole. E poi il Napoli, che tra Benevento e Lazio ha segnato dieci gol, domenica ha sudato freddo contro la Spal. Filosofia a parte, rimane il fatto che nonostante tutto Juventus e Napoli hanno dimostrato di essere le due squadre che si contenderanno lo scudetto. I partenopei più cinematografici, i bianconeri più cinici, ma comunque entrambi in grado di vincere anche le partite più scivolose.

Per quanto riguarda le milanesi, la situazione è più delicata. All’Inter voglio dare ancora del tempo: pur giocando male ha vinto cinque partite e ne ha pareggiata una, ma ancora devo capire fin dove può spingersi la squadra di Spalletti con una prestazione più composta. Discorso diverso per il Milan, che le due partite importanti, contro la Lazio e contro la Sampdoria, le ha perse. Montella sembra confuso: i duecento milioni spesi sul mercato avrebbero dovuto iniziare già da tempo a dare profitti concreti.

Insieme alla Juve, la Roma è stata l’unica squadra ad aver dimostrato di avere un organico importante, nonostante il turn over. Anche se ha incontrato squadre chiamiamole di “seconda fascia”, sta dimostrando di crescere partita dopo partita. E gli applausi vanno tutti a Di Francesco. Lo stesso si può dire della Lazio che, in barba ai numerosi infortuni, ha dimostrato di essere ben allineata alla mentalità vincente di Inzaghi, grazie alla quale anche chi entra dalla panchina riesce a lasciare il segno sulla partita.

Rimane lo spazio per un’ultima, ma non meno importante, considerazione. Il campionato delle squadre che dovranno lottare per la retrocessione si sta dimostrando essere un torneo a parte. Lo strapotere delle grandi è ormai più che evidente, e la lotta per rimanere in serie A si giocherà su pochi ma decisivi scontri diretti. Il che lascia prevedere una classifica finale molto allungata, in cui la prima supererà i novanta punti, mentre per la salvezza ne potrebbero servire meno di trenta.