Marco Cherubini

D’accordo è ancora presto. E’ vero, c’è la storia della Remuntada e di quel diavolo di Barcellona che al Camp Nou sa essere anche micidiale se ha voglia, nella sua spettacolarità. Ma ci sono serate che segnano un’era. E quella dello Stadium dell’11 aprile ha tutta l’aria – almeno per questa stagione – di un ideale passaggio di consegne. Perché dietro alle favoritissime (e come potrebbero non esserlo?) Real e Bayern, c’è la Juventus. Che prende per il bavero il Barcellona e lo strapazza per bene. Beh, il Barcellona? O quel che ne resta. Vale a dire: Leo Messi, triste, solitario y final. Due palle magnifiche per Iniesta e Suarez, due sprechi incredibili, con la complicità di un grande portiere come Buffon. Poi, per il resto, il nulla cosmico. Difesa ridicola, Mascherano che accompagna Chiellini al colpo di testa mefitico del 3 a 0, Neymar come la temperatura di Ulan Bator, non pervenuti e appresso tutta una serie di castronerie calcistiche a cominciare dalla difesa a tre scelta da Luis Enrique, all’inizio con tanto di presenza in campo dello scellerato Mathieu, quello della sconfitta a Malaga e dell’addio virtuale alla Liga. Insomma, il Barcellona non c’era, ma la Juve sì.

La copertina del quotidiano catalano Sport impietosa nei confronti di Luis Enrique e il Barcellona.

Eccome se c’era. Stretta, compatta, unita, bella e puntuale in quasi tutte le circostanze, tradita solo dagli errori insoliti di Higuain, ma granitica nella solidità delle proprie convinzioni tattiche, esaltate dal talento assoluto e strapieno di Paulo Dybala, al quale nessuno oggi nega un futuro come nuovo Messi. Non è solo una questione di gol e di classe, che quelli ci sono sempre stati. E’ la capacità, insita nel ragazzo di 23 anni, di presentarsi felice e perfido (per gli avversari) nei momenti chiave di un match fondamentale come quello di Torino, l’andata dei quarti di finale. Adesso il mito della Remuntada accompagnerà il Viale del Tramonto di questa Temporada Blaugrana senza scalfire le convinzioni di una Juventus matura, saggia, intelligente, consapevole di essere – quasi – tra le migliori quattro d’Europa, non per caso. Ed è proprio questo l’aspetto più interessante. Quella di due stagioni fa, che pure arrivò in finale, sembrava una compagine meno convinta dei propri mezzi. E probabilmente tecnicamente un pelo inferiore. Questa, al netto del ritorno al Camp Nou e di un sorteggio che potrebbe essere infame – prendere uno tra Ancelotti e Zidane farebbe male e non solo per la mozioni degli affetti – appare più solida, strategicamente consapevole, all’alba della terza stagione di Messer Allegri, che qui si fa la storia. Non solo per il sesto scudetto di fila in canna, filotto mai riuscito a nessuno nella storia del calcio italiano di tutti i tempi. Ma anche di pensare, perché no, di affacciarsi dalle parti di Cardiff. Del resto, dopo Real e Bayern, c’era questo Barcellona. Che non sarà così brutto – forse – al Camp Nou come quello dello Stadium. Ma che di sicuro non può immaginare di farne quattro a questa Juve senza incassarne nemmeno uno. I miracoli (anche calcistici) non capitano ogni mese.