Massimo Piscedda

Patrick Cutrone, classe 98, è un attaccante che sa far goal. Li ha sempre fatti fin da bambino, pur non avendo una tecnica raffinata, ed è sempre stato decisivo in ogni categoria e in tutte le Nazionali giovanili. La cosa buffa è che non è stato uno dei grandi acquisti del Milan. Lui al Milan c’è nato, cresciuto e diventato uno degli attaccanti più interessanti della Serie A. Certo, in prima squadra ha grande concorrenza, ma solo per quel che riguarda i nomi non certamente per quello che riesce a fare in campo.

Il profilo di Cutrone è semplice per chi, come me, lo ha visto crescere e migliorare costantemente: è una prima punta dotata di notevole forza fisica generale ed esplosiva, spesso esaltata nell’ultimo guizzo in area e nel gioco aereo. La sue dote è un innato senso del goal, che ha mostrato appunto fin da subito. La tecnica di base effettivamente non è eccelsa, ma in questi anni è cresciuta notevolmente grazie al lavoro nel settore giovanile. E comunque la cosa che conta, e cioè il sapersi smarcare in area di rigore e finalizzare, lo ha reso incisivo al cento per cento. Sa agire anche da seconda punta, visto il grande dinamismo e lo spirito di collaborazione. Mai fermo, è in continua azione e a predisporsi alla conclusione e non disdegna anche sponde o chiusure di triangolazioni, meglio se vicino alla porta.

Cutrone è un giocatore che a mio avviso formerebbe una grande coppia con calciatori come Belotti o Immobile, altrettanto mobili quanto lui. Insomma un vero attaccante di grande prospettiva. Ora dove nasce il problema? Possibile che il Milan, con tutti i soldi spesi per rinforzare la squadra, alla fine debba sperare nelle grandi doti di una ragazzo che già aveva in casa? Beh, si spera che chi deciderà il suo futuro lo faccia con la più limpida onestà intellettuale possibile. E anche se magari dovrà ammettere brutte figure, lasci che questo ragazzo diventi un patrimonio nazionale completo.