Massimo Piscedda

Alcuni allenatori amano gli ampi turnover, questo perché a volte pensano più al prossimo incontro che a quello da giocare. È una scelta giusta o sbagliata? È sempre il risultato che la determina.

Per quanto mi riguarda io credo che cambiare tanto in una sola volta non sia produttivo per nessuno, e spiego perchè. I nuovi innesti o i giovani devono essere inseriti in un contesto positivo, proprio perché la loro prestazione deve essere libera da responsabilità e preoccupazioni, se non quelle di saper entrare in un meccanismo già rodato dal grosso del gruppo. Facendo un cambio massiccio si rischia di aumentare le difficoltà di ognuno.

Ora, se la qualità generale della squadra che incontri è talmente bassa che ti consente una decisione del genere, l’idea ci può stare, ma se l’avversario ha una buona capacità tecnico-tattica e con buone individualità, meglio non rischiare. La maggior parte dei casi ti troveresti in svantaggio e per recuperare dovresti sempre far fede sui titolari che in quel momento siedono in panchina e che entrando probabilmente dovranno sprecare più energie del previsto per ribaltare una situazione negativa.

Lo scorso anno la Fiorentina di Sousa incappò su questo malinteso e la storia non andò esattamente come il tecnico portoghese auspicava. Ripeto, sono scelte e dipendono da come ogni tecnico interpreta il calcio e valuta la sua squadra. Ci sono allenatori sicuri di sè stessi, che pensano che sia il giuoco a comandare. Questo può essere vero, ma se gli attori non sono protagonisti il giuoco avrà sempre problemiIl calciatore deve essere uno strumento per ogni allenatore e le sue idee, a patto che lo stesso abbia la capacità di far rendere al massimo qualsiasi componente della squadra secondo le proprie caratteristiche. Questo è ciò che rende un allenatore più bravo di un altro.