Massimo Piscedda

Questo calcio mercato ha fatto capire che ormai alcuni calciatori sono sopravalutati e super valutati. A mio avviso il valore tecnico a mio avviso per alcuni trasferimenti non coincide con quello economico. Il motivo non lo so, ma è chiaro che se molti personaggi (avvocati, commercialisti, etc.) fanno ormai parte di questo mondo è per una ragione non del tutto calcistica. Una società deve essere gestita come una multinazionale ed ecco che questo giustifica queste invasioni (barbariche) di figure che di sport ne masticano poco ma di finanza (creativa) molto.

Il tifoso ha una sua idea, ma la cosa non gli interessa se la squadra per cui tifa la domenica vince. Ormai è una passione diversa, fatta di sensazioni veloci, che si scordano il giorno dopo, senza avere il desiderio di essere rappresentato da questo o quel personaggio che ti regala (raramente) emozioni. Non si ha più nemmeno memoria, se non quella di trent’anni fa, di quando le persone erano diverse. I dirigenti facevano il loro lavoro e i presidenti non sapevano neanche cosa fosse una procura di un calciatore. Ora il rapporto è cambiato, il calcio è un enorme salvadanaio riempito dalle TV, che inevitabilmente comandano il giuoco in cui tutti si arricchiscono: presidenti, dirigenti, procuratori e calciatori, ormai aziende di se stessi.

Il tifoso invece ci rimette e tanto, solo che non vuole accorgersene, pensando che prima o poi tutto tornerà come un tempo. Cerca di trasmettere ai propri figli l’amore per quei colori per cui ha gioito, sofferto e pianto, ma non è semplice. La stessa divulgazione della passione ormai è drogata e non può altro che dare una sensazione povera e vuota di quello che è l’amore per una squadra. Il calcio continuerà a cambiare e la speranza è quella di trovare delle formule che diano veramente il senso dello sport e della leale concorrenza. La quale non perdonerà più chi ha osato barare e…farla franca.