Stefano Impallomeni

La partita di Oporto ci dirà quasi tutto. È qui che la Roma e il Porto si giocheranno gran parte della qualificazione per l’accesso alla fase a gironi della Champions. In Portogallo chi sbaglia già potrebbe pagar caro. Sarà una sfida che assomiglia già a un ottavo di finale per i rispettivi valori complessivi. In campo due squadre simili, ricche di talenti e buon gioco. E ancora in via di definizione.

Il Porto sta cercando un equilibrio importante. Il centrocampo è valido. In avanti Otavio e Silva rappresentano la sfrontatezza della gioventù che vuole marcare il primo grande appuntamento stagionale. In difesa si balla spesso. Telles e Pereira vanno in difficoltà se attaccati. La Roma è consapevole della posta in palio. È pronta, forse più preparata ma con in meno il peso della tradizione che è tutta portoghese. I giallorossi hanno la possibilità di testare le enormi potenzialità a disposizione. È un anno cruciale in cui si dovrà tentare di griffare qualche obiettivo. Dopo tanti anni di piazzamenti, si cerca di alzare l’asticella. Serve vincere e non soltanto convincere.

Spalletti è la sintesi del nuovo corso. Ha unito le parti di un club che rischiava l’implosione dopo l’esonero di Garcia. Ha avuto il merito di far restare Sabatini. E ora non si nasconde: campioni si diventa, secondi o terzi si nasce. Spalletti è il primo a crederci, anche se è prematuro dire che stagione sarà. La società sta puntellando l’organico. In difesa sono arrivati rinforzi. Se andrà bene il preliminare, presumibilmente ci sarà ancora altro. In Portogallo servirà più segnare che vincere. La missione è sorprendere. Attaccare, giocare in avanti. Impostare la qualificazione aggredendo il campo come nei primi minuti dell’amichevole vinta con il Liverpool negli Usa. In Europa il calcolo tattico ha vita corta e, se arriva, arriva quando le energie si affievoliscono. Si specula il giusto, si è obbligati a fare la partita soggettiva. Ci si esprime su parametri differenti. Corsa, ritmo e intensità sono più alti del solito. La fisicità conta parecchio, al pari della condizione atletica.

La Roma ce la può fare. Ha il 50% di possibilità, naviga in un equilibrio importante. Se dovesse andar male, nessun dramma. L’uscita dalla Champions non dovrebbe essere vissuta come un lutto da elaborare. Ci sarebbe l’Europa League da onorare fino in fondo. Insomma, l’obiettivo è il campionato, lo scudetto, che non è un traguardo impossibile da centrare come la storia recente ci ha insegnato. La Juventus di Conte ci ha raccontato come si fa. Ve lo ricordate il suo discorso alla squadra nell’aprile del 2012 prima della sfida con il Palermo? Eccezionale e utilissimo.

 

Il Milan di Ibra e Thiago Silva, in testa, avanti di qualche punto e poi sappiamo tutti come andò a finire. Un sorpasso eccezionale di nervi, testa, orgoglio e poca superficialità. Conte, con una Juventus meno forte del Milan, vinse il titolo sovvertendo le differenze e sdoganando una mentalità diversa. I Vucinic, i Quagliarella e i Matri seppero superarsi. Credendoci fino in fondo. E Ibra restò a guardare. Ecco, questa Roma dovrebbe rifarsi a quel tipo di squadra. Una squadra matura, tosta e non forte quanto l’avversario accreditato alla vittoria finale com’è ora la Juventus di Allegri. Quelle parole di Conte assomigliano tanto al video “tutto carica e orgoglio” giallorosso. Spalletti non parla ai suoi, ma è come se lo facesse ogni giorno.

roma

La Roma con questo video invia dei messaggi chiari: si giocherà fino alla morte, su ogni pallone, con e per una sola maglia. Suggestioni, si dirà. Video motivazionali che lasciano il tempo che trovano. Eppure, il più delle volte un’iniziativa del genere funziona, aiuta a fare gruppo, indica un intento comune. In una squadra di calcio, e non solo, sono i risultati a fare gruppo e non viceversa. Ma l’unione aiuta a rendere meno pesante i dualismi e le rivalità interne. È un giusto viatico per i trionfi. Al Pacino nel suo memorabile discorso in “Ogni Maledetta Domenica” ci spiega davvero come si fa. Non è solo il momento top di un bel film, ma un documento vero nella storia dello sport. La vita è un gioco di centimetri. Come il football. Come il calcio. La Roma ci deve credere. Si può vincere, perdere o pareggiare, ma mai deludere.