Riccardo Gentile

I miracoli, si sa, riescono una sola volta. Lo scorso 10 luglio a Parigi, senza Ronaldo, il Portogallo si è laureato campione d’Europa battendo in finale i padroni di casa della Francia. Eder per un attimo era sembrato Ibrahimovic, ed è bastato quel lampo per mandare in deliro un popolo intero che, prima di allora, non aveva mai vinto niente di importante. Senza Ronaldo, stavolta, i padroni di casa hanno avuto la meglio. Non la Francia, ma la Svizzera di Petkovic, non a Parigi ma a Basilea, dove più di 8 anni fa a Euro2008 era finita esattamente allo stesso modo. L’incantesimo è già svanito? Presto per dirlo, ma di sicuro quella vista al St.Jacob Park è la brutta copia della squadra ammirata fino a due mesi fa. Fernando Santos ha vissuto, anche per sue colpe, la prima sconfitta da Ct portoghese dopo quasi due anni dal suo arrivo. Escludere Joao Mario dalla formazione titolare, visto il secondo tempo del neointerista, è sembrato un autogol clamoroso. Senza Ronaldo, Sanches e Andrè Gomes, impossibile rinunciare a un giocatore della sua qualità. Da adesso in poi sarà vietato sbagliare per i portoghesi, soltanto il primo posto infatti garantisce la qualificazione diretta ai Mondiali del 2018 e, dopo ieri sera, la Svizzera è già a +3.

L'esultanza dei giocatori della Svizzera

L’esultanza dei giocatori della Svizzera

Francia deludente, Germania di un’altra categoria

Se il Portogallo piange, di certo la Francia non ride. Deludente lo 0-0 in Bielorussia e non basta appellarsi alla sfortuna e alle occasioni sprecate. Un difetto già costato molto caro nella finale del 10 luglio. Chi farà bene a recriminare da qui all’eternità è la Germania, tornata meravigliosamente di un’altra categoria. Un po’ di cinismo in più e un Muller formato Oslo anche in Francia e a quest’ora staremmo parlando della nazionale campione del Mondo e d’Europa in 2 anni, proprio come accadde alla Spagna 2010-12. A proposito del nuovo corso targato Lopetegui, gli 8 gol a Lichtenstein non sono, per ora, un banco di prova sufficiente a farci dire che i rossi sono tornati furie. Il serbatoio, però, sembra essere stato nuovamente riempito a dovere, con una novità da non trascurare: la nuova Spagna ha anche un centravanti, anzi due. Diego Costa, rigenerato dalla cura Conte e Alvaro Morata, collaudato per due stagioni dalla Juve e ora pronto a correre con la maglia del Real Madrid.