Riccardo Gentile

Vialli, Zola, Ravanelli, Di Canio, Eranio, Baiano, ecc… La lista è lunga, erano tanti i calciatori italiani chiamati in Premier più o meno 20 anni fa. Non siamo passati del tutto di moda, l’Italian style si è trasferito dal campo alla panchina. Nella prossima Premier saranno quattro gli allenatori di casa nostra: il campione in carica, Claudio Ranieri, il protagonista di una salvezza tranquilla, Francesco Guidolin, e poi i due esordienti, Antonio Conte al Chelsea e Walter Mazzarri al Watford. Sarebbe superficiale interessarsi solo alla loro sorte.

Come non subire il fascino del derby di Manchester, già alla quarta giornata, tra Mourinho e Guardiola. A Liverpool, dall’inizio e non più in corsa, ci sarà Klopp e poi il Tottenham di Pochettino e l’Arsenal di Wenger. Insomma, non c’è un campionato così stimolante in Europa. E pensare che, finora, ci siamo concentrati esclusivamente sugli allenatori. E’ vero in Premier non giocano i più forti del mondo Messi e Ronaldo, ma c’è una qualità media che farà la differenza. Ogni settimana ci saranno almeno un paio di big match e non c’è niente di male ad ammettere che la nostra attenzione, di appassionati prima che di addetti ai lavori, sarà tutta per questo fantastico campionato. Sarà talmente equilibrato, spettacolare e mediatico che in molti verranno letteralmente rapiti. E perché no, qualcuno sarà anche disposto a tradire la Serie A. Non mancheranno le motivazioni di chi, nella scorsa stagione, ha deluso: il Manchester United, da Van Gaal a Mourinho, e il nuovo Chelsea di Conte non potranno navigare nell’anonimato. Lo stesso vale per il City, che con Guardiola cerca il salto di qualità soprattutto in Champions, ma con la necessità di riprendersi anche la Premier. Josè, Antonio e Pep dovranno cominciare da zero, mentre Klopp e Pochettino con Liverpool e Tottenham hanno già gettato le basi lo scorso anno. L’Arsenal? Non sarebbe ora di tornare a trionfare in campionato per Wenger? Sei squadre possono giocarsela e tra queste non c’è il Leicester campione in carica, perché i miracoli, si sa, riescono una sola volta. E forse è anche meglio così.