Redazione

La Lazio ha battuto la Roma grazie a una fantastica interpretazione tattica del match e con il 2-0 della sfida di andata ha ipotecato la finale di Tim Cup 2017. Come stanno reagendo la città e i due ambienti dopo il primo dei tre derby previsti in due mesi? Lo abbiamo chiesto ad Alvaro Moretti, direttore di Leggo, il più popolare tra i quotidiani free press della Capitale.

E’ stata la vittoria di Simone Inzaghi o la vittoria della Lazio?
E’ stata la vittoria di tutti anche di Lotito, anche se a Roma non si deve dire. Ma non può essere che quando si vince è merito della squadra e quando si perde colpa di uno solo. Aggiungo che il merito è di un progetto che ieri ha visto scendere in campo 14 giocatori nati dopo il 1990 e un allenatore in panchina, che arriva dal settore giovanile.

Cosa ha sbagliato la Roma?
La Roma è stanca, non ha gli uomini sufficienti per reggere sui tre fronti in questa fase. Il tema è questo, e lo scopriremo a breve durante le prossime criptiche conferenze stampa di Spalletti. Il tecnico sa benissimo che 5 dei suoi titolari sono insostituibili come caratteristiche: Fazio, Peres, Dzeko, Nainggolan e Strootman non hanno un ricambio. Poi la polemica verrà smentita ogni volta, ma il tema resterà. In campo l’errore è stato l’approccio morbido, inevitabile quando si è consapevoli di non avere un sostituto.

Lei conosce molto bene la città: che succederà adesso nei due ambienti?
Nulla di particolare: nella Lazio esistono quegli elementi iniziali che smorzano eccessi di entusiasmo, sempre perché ormai è radicato il concetto che la Lazio sia di qualcuno.  Non mi aspetto una febbre da Lazio, anche se ieri i tifosi biancocelesti erano presenti, si sono appassionati, hanno fatto un bel tifo e sono molto vicini a questa squadra. Ci sono molti ragazzi giovani, la logica dice che questa squadra andrebbe tifata a prescindere, ma le logiche del calcio di oggi sono completamente cambiate. Per quanto riguarda l’ambiente romanista tutto dipenderà dalle scelte di Spalletti, che ha legato la sua permanenza a una vittoria. La Coppa Italia era la via più semplice, che ora si è parecchio complicata. Io credo che Spalletti più che una vittoria, vorrà capire il reale potenziale di crescita del club, per non ritrovarsi un’altra volta nella situazione di avere poche alternative, quelle stesse che invece hanno messo in crisi Sarri a Napoli per l’incapacità di sfruttarle.

Ieri sono state abbassate le famose barriere: che ne pensa?
Sono stato in disaccordo con chi le contestava prima, figuriamoci con chi prosegue la contestazione. Sia chiaro: ognuno è libero di fare ciò che vuole ed entrare allo stadio non è obbligatorio. Ma vorrei ricordare che quelle drastiche misure non sono piovute sull’Olimpico dal nulla, bensì sono conseguenza di una condotta delle frange più estreme del tifo assolutamente inaccettabile. Da cronista mi è capitato di scrivere una pagina con una infografica dedicata alla mappa delle puncicate (coltellate al gluteo, ndr). Oggi tra chi protesta c’è anche chi ha contribuito a far diventare la città un “cesso” calcisticamente parlando. Con gli stadi di proprietà dovrà cambiare anche il modo di tifare, che non potrà essere più quello di un tempo. In Inghilterra hanno debellato gli Hooligans cambiando la clientela della stadio. La direzione è quella anche qui da noi.