Massimo Piscedda

Ricostruzione. Questa è la parola che in Italia, quando ci sono disfatte sportive, appare improvvisamente sulla bocca di tutti. La sconfitta della nazionale nello spareggio mondiale contro la Svezia ha sicuramente creato un effetto domino devastante sotto molti profili. Alcuni esagerano, parlando addirittura di trauma sociale (magari fossero solo questi i drammi). Il che, in ogni caso, la dice molto lunga sul mondo in cui vivono i calciatori. Ora però ci sono macerie dappertutto e sicuramente ci sarà qualche cambiamento che porterà a varie riflessioni di carattere politico e sportivo.

Tanti nomi si pronunciano e tanti provano a rientrare, dimenticando che prima di ogni cosa per una ricostruzione ben fatta è assolutamente necessaria una programmazione ben chiara. Quindi ben venga chi avrà la competenza e la possibilità di proporre cose importanti, ma bisogna sempre mettere prima i programmi e poi gli insediamenti. La sola e unica cosa da fare è riorganizzare completamente i settori giovanili, creando un investimento di risorse umane a medio-lungo termine. Il che significherebbe proporre allenatori competenti e bravi nella formazione dei giovani calciatori, con l’obiettivo prefissato di consegnare sempre nuovi talenti alle prime squadre e, di conseguenza, alla Nazionale.

Le società dovranno capire una volta per tutte che il patrimonio nazionale è il primo valore che va custodito, ma anche e soprattutto quello che in futuro consentirebbe a tutte i club un significativo abbattimento dei  costi. È davvero un’utopia pensare che la formazione, se fatta bene e con competenza, alla fine sia in grado di regalare grandi soddisfazioni a tutto il movimento Nazionale? In questo momento forse sì, ma a mio avviso proprio questo cambiamento (se qualcuno penserà di farlo) è ciò che potrebbe portare la nostra Nazionale a potrà comportarsi bene nel prossimo campionato Europeo (2020), ma soprattutto ad essere competitiva quando, tra più di due anni, bisognerà cominciare a pensare al Mondiale 2022.