Stefano Impallomeni

Tavecchio resta in sella, ma quanta fatica. Alla terza votazione la riconferma, come nelle previsioni. Abodi gli dà filo da torcere, risalendo, spaventando Lotito e gli altri fedeli delegati. La differenza la fa il mondo dei dilettanti e – nella notte passata- la scelta, neanche tanto a sorpresa, degli arbitri di proseguire con quello che c’era. Anche se probabilmente a decidere è stata la paura di non voler cambiare. Tante schede bianche la dicono lunga, traducendo indecisione e confermando poi un dissenso che nell’urna si è trasformato in un consenso a favore di Tavecchio.

Un colpo alla botte e uno al cerchio

Il calcio come la politica non fa prigionieri e definisce la sua linea. Ci si immagina un cambiamento, ma poi lo si boccia quasi contestualmente, dopo averlo soltanto per un attimo accarezzato. Non si cambia, stop. Non si cambia perché non è ancora il tempo di farlo. Questione di equilibri e di interessi. Il resto si farà dal 2021. Nel frattempo, altri quattro anni di Tavecchio, che a luglio compirà 74 anni, e passa la paura, anzi passerà un altro mandato. Già, ma che tipo di mandato sarà quello Tavecchiano del prossimo quadriennio? Novità in vista? Si andrà verso un miglioramento? Che ci offrirà la rinnovata Presidenza? Il programma è abbastanza vario e molto semplice. Un colpo alla botte e uno al cerchio, in ossequio alle componenti sostenitrici. Con un’attenzione particolare ai club di A, e perché no, anche a quelli di B. Lieve riforma dei campionati con riduzione geniale delle retrocessioni e delle promozioni. Serie A che resta a 20 squadre, serie B che passa da 22 a 20, campionati con 2 retrocessioni in A e 3 in B dove le promozioni naturalmente sarebbero soltanto due. Da considerare il risparmio considerevole in A ( intorno ai 30 milioni di euro) da reinvestire in B e in Lega Pro.

Campionati sereni e tranquilli per quasi tutti, tranne per quei malcapitati costretti a retrocedere. Si abbassa il rischio, si alza la possibilità per i club di non fallire. La competitività? Fate voi. Altro punto del programma di Tavecchio è quello legato alla Lega Pro da dividere in due gironi da 20 squadre. Oltre all’introduzione di 180 centri federali territoriali nel primo quadriennio. Dulcis in fundo, tema caro al Presidente della Lazio Lotito, regime del fair play finanziario da rispettare, a partire dalla stagione 2018-19. Di tutt’altro tenore e contenuto il programma del suo avversario Abodi, il quale tra i punti cardine aveva messo in testa la riforma dei campionati, quella della giustizia sportiva, la modifica della responsabilità oggettiva dei club e la valorizzazione del brand per l’incremento dei ricavi. Un programma più profondo e meno elettorale. Ecco, perché forse ha vinto Tavecchio, che ora deve dare risposte concrete e precise. Il calcio italiano ha bisogno di spallate importanti, di crescita, di reputazione, e non solo di manutenzione quotidiana. Auguri.