Stefano Impallomeni

Ancora due partite e sapremo di che Roma si tratterà. Chievo e Genoa, due partite da vincere per saldare quella doppia sfida con il Porto, che molto sonno ha tolto. Due sfide da vincere per giocarsi una Champions entrando dal portone principale. È il momento decisivo, in cui valgono le espressioni dirette ed inequivocabili, servono le cose facili per non incartarsi sul più bello. Concentrazione e attenzione. Nessuna diavoleria tattica o invenzioni dell’ultim’ora. Non è più il tempo dei balletti dialettici, a dir la verità, a volte incomprensibili. Il secondo posto non varrà uno scudetto ma garantirebbe lo stesso percorso. La Champions diretta, per dirla alla golfista, è la buca da centrare con un doppio putt risolutivo da milioni di euro. Il vecchio motto anglosassone il never up, never in ( se non si arriva alla buca non si ha nessuna possibilità di imbucare) è abbastanza pertinente: spiega una stagione, la sintetizza alla perfezione. Nelle Coppe tante amarezze, ma in campionato poche sviste. E, ora, l’ultima missione. L’obiettivo è a pochi centimetri, a soli 180 minuti. Un bel respirone lungo e giù sotto con i colpettini da non fallire, dopo drive chilometrici, alcuni mandati fuori il green colpevolmente, senza quella mentalità dimostrata nella meravigliosa prestazione contro la Juventus. 

Spalletti rinvia ogni ipotesi circa il suo futuro, e questa volta fa bene. Non è il tempo di sfogliare alcuna margherita, in attesa di una rosa più robusta e completa, che chissà potrebbe farlo rimanere là dove batte forte il cuore. Sembra che l’Inter, dopo aver incassato tre no, lo abbia messo in cima alla lista. Conte, Simeone e Pochettino avrebbero declinato l’invito cinese. Anche per chi ha tanti soldi, nessuna certezza. Per i cinesi sono obiettivi irraggiungibili e allora non resterebbe che Spalletti, il quale per la Roma al contrario sarebbe ancora fondamentale, mentre per l’Inter soltanto una seconda o terza scelta. La situazione dell’allenatore, la sua scelta di restare o dire addio, comporterà parecchio. Spalletti rappresenta un importante proseguimento sia tecnico che di gestione, ma Monchi non si strappera’ di certo le vesti per convincerlo a continuare. Emery o Paulo Sousa le alternative, con Di Francesco defilato. E i calciatori? Resteranno tutti? Chi sarà sacrificato in nome del bilancio? Manolas o Nainggolan? Rüdiger? Domande, domandone, possibilità concrete, ipotesi, di tutto e di più. Durante il mercato abbiamo imparato che si può dire tutto e il suo contrario, anche se poi le voci non sono soltanto di popolo.

Se arriverà la Champions diretta, resterà una certa maggioranza ma Monchi non è venuto per guardare, mantenere e valorizzare quel che c’è già. È venuto per migliorare i risultati tramite una compravendita complessiva che sappia coniugare interessi economici e risultati sportivi. Non un lavoro semplice, ma lo spagnolo sa il fatto suo. Lasciamolo lavorare. E anche se un Dzeko o un Salah dovesse essere sacrificato alla nuova causa non facciamone un dramma. Esistono sempre nuovi orizzonti, le vie del mercato sono infinite e non così brutte da percorrere. Sogniamo per un attimo e fate il vostro gioco. Io, intanto, faccio il mio. Se arrivassero Morata, magari in prestito, e Vitolo, esterno d’attacco del Siviglia e della nazionale spagnola, al posto di Dzeko e Salah si tratterebbe di un ridimensionamento? Sarebbe davvero un passo indietro rispetto alla coppia prolifica del presente? Se dovessero arrivare Spinazzola e il giovane francese difensore centrale, tutto mancino, Lenglet, scuola Nancy ora al Siviglia, classe 95, potremmo parlare di un mercato scadente? Sarebbero colpi irrilevanti? Ipotesi divertenti, sane provocazioni e soltanto alcuni esempi per non drammatizzare troppo. Alla Roma, al di là dei quattro o cinque leader riconosciuti, servono calciatori motivati. Non del tutto finiti, non del tutto affermati e non del tutto compiuti.