Maurizio Compagnoni

La sfida con il Chelsea allo Stamford Bridge è uno snodo fondamentale nella stagione della Roma. Innanzitutto perché è in palio una fetta di qualificazione. Dopo il pari interno con l’Atletico Madrid, alla Roma un risultato positivo (anche un pareggio) farebbe decisamente comodo. Tra l’altro, rallentare la corsa del Chelsea, impedendo che possa ottenere la qualificazione in anticipo, significherebbe tenere i Blues sulla corda fino all’ultima partita, quando giocheranno in casa con l’Atletico.

Ma la partita con il Chelsea serve a Di Francesco anche per riconquistare la fiducia dell’ambiente, per far capire che la strada tracciata è quella giusta. Dopo la vittoria di San Siro con il Milan si stava diffondendo –non solo a Roma – l’opinione che  lo scudetto potesse essere già alla portata. La sconfitta con il Napoli, per quanto il secondo tempo abbia regalato una buona immagine, ha ricacciato indietro la Roma: in classifica e nella considerazione generale. Una prestazione convincente – al di là del risultato – contro il Chelsea permetterebbe a Di Francesco di lavorare meglio, di liberarsi di un po’ di pressioni e consentirebbe al gruppo di recuperare quell’autostima necessaria per puntare a traguardi importanti.

Attualmente la Roma dà la sensazione di essere una squadra “work in progress”. Dal gioco di Spalletti a quello di Di Francesco è cambiato molto. Più possesso palla con il tecnico toscano, più verticalizzazioni con quello abruzzese. Di Francesco, probabilmente spinto dalle pressioni della piazza, ha riproposto contro il Napoli Nainggolan incursore dietro Dzeko. Non è andata bene, non è una soluzione tattica che il tecnico gradisce e nel secondo tempo ha cambiato. E il campo, almeno a livello di prestazione, gli ha dato ragione.

La Roma in questo momento è sicuramente un gradino sotto a Napoli, Juve e, probabilmente anche Inter. Ma i margini di crescita ci sono. Soprattutto quando la squadra sarà al completo. Non tanto con il recupero di Schick, destinato (a meno di stravolgimenti nel sistema di gioco) a fare la riserva di Dzeko, ma con quello di Karsdorp, fortemente voluto da Monchi e dallo stesso di Francesco che lo aveva inseguito nell’estate 2016 per il Sassuolo. Il terzino olandese ha il potenziale per dare un grande contributo a destra, rendendo più agevole il compito di Florenzi che ha il difficile compito di sostituire Salah. Già, l’egiziano che alla Roma manca tantissimo. D’accordo, voleva andar via. Ma forse la società poteva fare uno sforzo e trattenerlo. Sempre che le esigenze di bilancio non l’abbiano messa spalle al muro. Di sicuro, uno come Salah in questo momento alla Roma farebbe enormemente comodo.