Riccardo Gentile

Il 3-2 al Pescara è finito in archivio e la testa della Roma, inevitabilmente, è già al derby di domenica prossima. Prima di Natale sapremo tutta la verità sull’esatta portata dei giallorossi che, nell’ordine, affronteranno Lazio, Milan e Juventus. Tre scontri diretti che non ammetteranno distrazioni come quelle viste domenica sera all’Olimpico, pause che hanno rischiato di compromettere una vittoria che sembrava in cassaforte dopo la doppietta di Dzeko. Neanche il 3-1 di Perotti ha consentito alla Roma di gestire serenamente gli ultimi 20’.

La Roma si sente ingiustificatamente appagata

Un vizio che si ripete, un film già visto, due gol di vantaggio vanificati da altrettante rimonte subite: era accaduto il 20 ottobre in Europa League contro l’Austria Vienna, e circa un mese prima in campionato a Cagliari. Contro il Pescara la Roma ha rischiato di vivere lo stesso incubo, mostrando una fragilità che non si era manifestata  contro avversari più quotati come Napoli e Inter. Un ingiustificabile senso di appagamento e di superiorità, contro avversari obiettivamente più deboli, porta a volte i calciatori giallorossi a illudersi di poter gestire, ma senza saperlo fare. Questione di caratteristiche: difficile con due terzini che somigliano più a due ali, con un centrocampo privo di un regista vero e proprio e con un atteggiamento di squadra sempre votato a segnare un gol più dell’avversario. Ne guadagna lo spettacolo, senza dubbio, non a caso quello della Roma è il miglior attacco del campionato con 33 gol, se poi si contano tutte le partite ufficiali giocate finora il dato sale ulteriormente: in 21 gare 50 reti messe a segno dai giallorossi, cifra tonda, quasi 2 e ½ a partita.

Doppietta per Dzeko nella partita che la Roma ha vinto contro il Pescara

Doppietta per Dzeko nella partita che la Roma ha vinto contro il Pescara

DZEKO L’UOMO DEI SOGNI: PRIMA PARTE DI STAGIONE PERFETTA
Di 50 gol realizzati, ben 17 portano la firma di Edin Dzeko, una prima parte di stagione praticamente perfetta per il bosniaco che lo scorso anno chiuse malinconicamente a 10 (8 in campionato e 2 in Champions). E’ lui l’uomo dei sogni, già 5 doppiette e una tripletta, per lui Luciano Spalletti a inizio stagione ha deciso di fare marcia indietro. La Roma dello scorso anno, nel girone di ritorno, viaggiò a ritmi folli senza centravanti e con Dzeko quasi sempre in panchina. Il capitano della Bosnia ha deciso di restare nonostante tutto, con la consapevolezza di dover far ricredere tutto l’ambiente. Missione compiuta anche grazie a uno stile che non appartiene a tutti. A chi gli chiede conto delle critiche che riceveva nella scorsa stagione, Dzeko candidamente ammette: “Avevano ragione, meritavo di essere criticato, non era quello il vero Dzeko”. Mai una polemica , né una parola fuori posto. Ora, con i numeri a supportarlo, il Cigno di Sarajevo può anche permettersi di spronare la squadra, come è successo nel post Roma-Pescara: “Giocando così, il derby non si vince”.  Ineccepibile, soprattutto considerando la qualità mostrata finora dalla Lazio di Inzaghi.