Stefano Impallomeni

 

Essere ‘Social’ è oramai diventata una costrizione più che un modo di essere, di vivere, di esprimersi e di pensare. I social network, che piacciono o no, sono gli indiscussi punti di riferimento. Non più dei giovani, ma di tutti. La rivoluzione dei primi anni ha lasciato il passo a una vera e propria galassia concreta, un gigantesco contenitore digitale in cui ognuno dice la sua, diventa protagonista e in cui chi è popolare o influente nella società civile comunica anticipando una strategia, lanciando un’iniziativa, annunciando novità.

Facebook e Twitter vanno a braccetto insieme. L’uno contempla l’altro. L’uno completa l’altro. Il mondo dell’informazione, sebbene per alcuni resti ancorato ai vecchi schemi, è andato oltre con tutto il buono e il cattivo che si porta dietro. È sostanzialmente cambiato, i fatti e le  notizie sono declinate diversamente. Obama, in tempi non sospetti, è stato tra i primi a capire la potenza dei nuovi mezzi social. In Italia l’esempio è stato seguito da Grillo.
roma facebook

I numeri, alla resa dei conti, pesano, fanno volume, creano comunità imponenti. Nello sport, nel calcio, la Roma ha fatto registrare un nuovo record. Il club di Pallotta è stato il primo della storia in Europa a trasmettere in diretta su Facebook una partita di calcio. L’amichevole con il Terek Grozny,di qualche giorno fa, ha avuto un’eco eccellente. Utenti considerevoli. Esperimento parzialmente riuscito. Da rivedere in futuro, in partite ufficiali. La connessione ha retto,  pochi problemi tecnici e tifosi, più o meno, soddisfatti. L’esempio della Roma è già stato usato in termini differenti da Ibrahimovic che, recentemente a Parigi, ha avuto la brillante idea di lanciare la sua nuova linea di abbigliamento. Un successo clamoroso. Quasi 90.000 nel giro di un’ora a seguirlo su Facebook in diretta. C’era la curiosità di sentire dove andasse a giocare. La sensazione che non lo avrebbe mai detto era stata avvertita fin da subito, ma per nessun motivo al mondo gli utenti hanno abbandonato la visione. È stato comunque un successo. La gente ha premiato la genialata di Ibra. E’ questo il segno del cambiamento, perché se sei social resti incollato a un’attesa, qualsiasi essa sia. A un nulla potenziale. Stai lì vedi e continui ad aspettare la fine. Poi salti altrove. Vai nella tua speciale classifica di gradimento. Nei trend topic di giornata. Negli “hashtag” che sono più “battuti”. È una velocità tutta nuova. Si brucia in fretta un evento, che in poche ore si trasforma. Da notizia diventa immediatamente approfondimento e soprattutto dibattito. La scia del fatto è lunga, piena di code. Ecco, perché la Roma e Ibra hanno scelto questa nuova via. Il Manchester City con Bonucci, social attivissimo specialmente su Instagram, non è stato da meno.

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Il club inglese cinguetta su Twitter possibili trasferimenti del difensore, “retwitta” notizie di mercato, dà informazione, in un solo modo, comunica sul suo account ufficiale una vera e propria trattativa. Eppure la vera rivoluzione, esempi descritti a parte, sarà negli Usa. Ad aprile scorso l’accordo tra Twitter e la NFL ha segnato la storia dei media. Nel prossimo anno vedremo il vero esperimento sull’evento planetario più visto al mondo. Il football americano in streaming, gratis, su Twitter. Dieci partite del giovedì sera strappate alla concorrenza. Il Ceo Dorsey assicura che il rapporto con i tifosi sarà trasformato con l’obiettivo di raggiungere il numero crescente di giovani che non hanno una televisione o che hanno rinunciato alle tradizionali connessioni via cavo o satellitari. Un  modo anche per arginare una crisi esistente. Twitter nell’ultimo anno ha perso 2 milioni di utenti. I 320 milioni di utenti mensili non sono una miseria, ma nulla al confronto di Facebook che resta il gigante assoluto. L’azienda di Zuckerberg  ha avuto ricavi da 17,93 miliardi di dollari, il 44% in più rispetto al 2014. Mediamente negli ultimi 3 mesi del 2015, un miliardo di persone ha visitato Facebook almeno una volta al giorno. Di questi, 934 milioni hanno utilizzato il social network almeno con un accesso giornaliero da dispositivo mobile. Praticamente il bilancio di una grande Nazione. Un fenomeno globale, che ora vuole diventare anche altro, contrastando sempre di più TV e giornali.

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