Stefano Impallomeni

Allegri ci vede lungo. Per vincere lo scudetto serviranno 30 punti, perché la Roma potrebbe arrivare a quota 95. La squadra di Spalletti – ha detto Allegri – è diventata tosta, dura da battere. Meglio non fidarsi. Dopo la vittoria di San Siro qualcosa si muove. La vetta è bianconera, giallorossa è la speranza. Il Napoli arretra e sabato allo Stadio Olimpico contro la Roma vedremo a che punto è la sua crisi di nervi. Il test con la Juve in Coppa Italia sarà decisivo per capire se con l’Atalanta è stato un incidente di percorso oppure se si è trattato di un fastidio interno molto più complesso, dopo le critiche di De Laurentiis all’indomani della sconfitta in Champions contro il Real Madrid.

Nella notte degli Oscar non poteva mancare lui, Radja Nainggolan, che con due siluri ha silenziato le ambizioni di rinascita dell’Inter. La squadra di Pioli ha perso con Juve, Milan, Napoli e la stessa Roma. Ha mostrato limiti con le grandi e mantenuto un buon livello con le medie-piccole. Nessuna sorpresa e nessuna involuzione nerazzurra. Pioli ha fatto un gran lavoro, ma non del tutto sufficiente per reggere il confronto con le altre e con quel percorso di maturità di formazioni che, come nel caso della Roma, primeggiano da diversi anni nel nostro campionato.

L’alta classifica, dunque, non fa ancora parte del Dna di Icardi e compagni che hanno subito una lezione di calcio e hanno perso in ogni zona del campo, soprattutto sulle fasce dove Candreva e Perisic avevano compiti più conservativi che altro. Pioli ha sbagliato formazione iniziale. Sarebbe stato opportuno fare spazio dall’inizio a un Banega piuttosto che a Brozovic apparso esageratamente emotivo e fuori partita da subito. Gli errori tecnici del croato, e non solo, hanno scaturito una differenza sostanziale. Se la Roma avesse fatto girare più il pallone, il risultato avrebbe avuto connotati ben più clamorosi. La scelta di fare una partita ‘fisica”, dedicata ai duelli, alla riconquista di palle vacanti, ha graziato un’Inter già in difficoltà nel palleggio, slegata nonostante la generosità di Gagliardini.

Una Roma tosta di cui Allegri non si fida

La Roma, in questo momento, è in fiducia. Atleticamente e tecnicamente sembra che sia al top. Chiunque giochi aggiunge e non toglie un equilibrio. Dzeko e Nainggolan sono i due giocatori-svolta di Spalletti che ha avuto il merito di migliorarli. Il belga produce sempre. Ha quasi il 55 % di palle recuperate, assiste e segna in modo selvaggio e prepotente. Butta giù palloni roventi, parabole imprendibili. Scardina porte avversarie con bolidi precisi e pensati. È un polivalente insostituibile, che ha mandato in crisi, si fa per dire, due talenti del calibro di Perotti ed El Shaarawy. Questione di testa e di mentalità. La Roma è tosta, come dice Allegri, perché in mezzo al campo, e più in là in avanti di una decina di metri, c’è uno come Nainggolan che esaspera ritmi e corre come un dannato. Spalletti aveva ragione. Nainggolan qualche metro dietro Dzeko, funziona meglio, determina, sconvolge positivamente una fase di gioco, quella più importante dove si costruiscono i successi. Il bosniaco è invece l’eccellenza riscoperta, forse esclusiva, la più esclusiva per la Roma. Dzeko, nella sua carriera, non ha mai giocato con tanta leggerezza e non ha mai giocato da centravanti puro, o meglio arretrato. Sembra un Van Basten rivisto. Senza la sua classe e il suo talento, naturalmente, ma con le sue stesse intuizioni, i suoi stessi pensieri. Si toglie dalla marcatura a uomo a centrocampo per suggerire come pochi. Vede il gioco, lo velocizza e, anche se sbaglia qualche rete, centra la porta con una continuità disarmante. Era dal 2008, con il Wolfsburg, che non toccava cifre spaventose. Siamo a 29 reti totali, un bouquet di abbondanza assoluta, numeri da scudetto, Juve e Higuain permettendo. La Roma, questa Roma, è attualmente in trance agonistica. Vive in un’ipnosi virtuosa in cui non sappiamo quanto possa resistere. Spalletti ha spinto al massimo, ha sollecitato. Staremo a vedere ora nel trittico di partite a venire. Con Lazio, Napoli e Lione valuteremo come stanno energie nervose e tenuta atletica. L’entusiasmo è il carburante giusto per non disperdere nulla. Si sente meno la fatica e non si vede l’ora di rigiocare, ma attenzione alle trappole. Il tragitto è ancora lungo e le rincorse possono togliere lucidità.