Stefano Impallomeni

Se la Juve ha chiuso quasi il discorso con il Barcellona in Champions, non si può dire lo stesso in campionato. In Catalogna, PSG a parte, non credono a Remuntade supplementari e a Torino nessuno pensa di aver già intascato titoli. La strada, come si dice in questi casi, è ancora tortuosa, ma non lunghissima. Per i bianconeri scatterà un mini torneo in cui la potenziale tripletta potrebbe diventare piena, parziale o clamorosamente nulla. Allegri mantiene il basso profilo, Mourinho, l’ultimo a centrare lo storico tris con l’Inter, gufa da Manchester. La Juve – ha detto il portoghese – non mi ha impressionato. Sarà pure come dice Mou, ma la serata con il Barcellona, appannato e a marcia ridotta, ci ha consegnato la miglior Juve della stagione, forse una delle più belle di sempre negli ultimi anni. Dybala, contratto rinnovato fino al 2022, si è consacrato, Buffon ha compiuto una parata sensazionale e Chiellini ha giganteggiato contro Suarez, prendendo a morsi una partita giocata con grinta straordinaria e interpretata in maniera perfetta. Difesa di ferro, sacrificio e tanto talento certificano una squadra consapevole dei propri mezzi nel momento caldo del percorso o, meglio, dei percorsi.

A poche giornate dal termine del campionato però ci saranno altre partite e altre tensioni. Non più partitone, ma partitacce. Dal palcoscenico internazionale a quello abituale, non tanto esaltante, dei nostri campi. Ecco perché non sarà facile mantenere la stessa concentrazione, lo stimolo automatico. Questo il vero ostacolo, il maggior nemico dei bianconeri che, tra probabili semifinali di Champions, potrebbero incappare in mezzi passi falsi. A dir la verità, impegni europei a parte, non si scorgono scogli insormontabili. La Juve ha tre partite da codice rosso, una vera da codice giallorosso: lo scontro diretto a Roma il 14 maggio. Prima della super sfida due insidie: l’Atalanta e il derby con il Torino. La squadra di Spalletti incontrerà la Juve, con prima il derby e la sfida di Milano contro il Milan, senza trascurare l’Atalanta di Gasperini. La Juventus, insomma, ha il destino nelle proprie mani e soprattutto nei propri piedi. Se non farà stupidaggini, si porterà a casa il sesto scudetto consecutivo.

dybala-Juve

Dybala e Chiellini, i due match-winner di Juventus-Barcellona

Il problema maggiore non sarà la Roma, ma i punti di vantaggio e i cali di tensione che lasciano tranquilli fino a un certo punto. Sei punti sono tanti o pochi, dipende dai casi. Già nel passato e nella storia ne abbiamo viste tante. A memoria, balzano due rimonte. Quella del Milan di Zaccheroni, campione d’Italia nel 1999, ai danni della Lazio in sicuro vantaggio a 5 giornate dalla fine. E quella della Lazio del 2000 ai danni della Juve di Ancelotti, dopo che un nubifragio aveva deciso a Perugia di cambiare un destino quasi scritto a favore dei bianconeri. Anche lì il vantaggio era stato più o meno simile a questo attuale. Una capocciata di Simeone a Torino aveva sparigliato un flusso, aperto un nuovo mondo di possibilità. Il duello attuale è dissimile dal passato, ma le storie delle rimonte subite o fatte non vanno mai sottovalutate e trovano somiglianze, seppure vaghe, nella testa, nel cedimento mentale da una parte e, viceversa, in uno slancio improvviso di entusiasmo dall’altra. L’aspetto psicologico e l’ansietta, dunque, faranno la vera differenza. Detto questo credo che, relativamente alle rimonte accennate, la Lazio abbia perso lo scudetto nel 99, come la Juve abbia buttato un trionfo già virtualmente in bacheca nel 2000. Chi sta in testa, a poche giornate dalla fine, con 6 punti di vantaggio non può perdere un titolo.

La Roma, in ogni caso, ha l’obbligo di provarci. Il Napoli dietro preme e occorre andare forte per sperare nel miracolo davanti. Spalletti ha ancora l’aritmetica dalla sua e dei modi diversi di rivitalizzare il finale, dopo le delusioni con Lione e Lazio. Magari con altre scelte. Sui campi asciutti sarebbe un’opzione il rilancio di Perotti, apparso non del tutto considerato in questo scorcio di campionato. L’argentino si dovrà scuotere e il suo talento potrebbe dare più entusiasmo a una squadra che ha la necessità di divertirsi e di avere poche responsabilità addosso per competere fino all’ultimo. Un po’ paradossale a dirsi, ma sono stati i fatti a indurci in questo tipo di analisi. La Roma, appena ha dovuto superare esami da dentro o fuori, ha fallito emotivamente. Che giochi e che si diverta, poi si vedrà. Poi, dipenderà da tante cose e da tante variabili. E soprattutto dipenderà dalla Juve, non un dettaglio irrilevante.