Stefano Impallomeni

Avrebbero dovuto fare qualcosa in più, tenere il passo dei campioni con più piglio, ma le cose stanno andando diversamente dalle aspettative. A maggior ragione vedendo le prestazioni della Juventus, che è in testa come da pronostico e non è al massimo della sua espressione di gioco. Roma e Napoli inseguono a fatica. Il ritardo della squadra di Sarri balza maggiormente all’occhio. I punti dai bianconeri sono già 7, un’enormità considerando anche lo scontro diretto perso sabato, andato di traverso  per la legnata inesorabile di Higuain.

Il Napoli non punge, la Roma non vola mai

Il Napoli spumeggiante dell’inizio stagione si è perso tra infortuni, mancanza di fiducia e qualche mugugno di troppo. Che la partenza di Higuain potesse complicare non poco il cammino azzurro era nelle previsioni anche dei più ottimisti. Impensabile non preventivare una perdita in termini di pericolosità. Senza l’argentino non si perdono soltanto i gol, ma un genere di attacco. Si gioca senza uno sbocco naturale, una potenza rilevante e tutto il resto è una splendida alternativa. L’assenza di Milik è stata la causa del peggioramento. Il polacco resisteva bene nel suo nuovo ruolo di opposizione tecnica al vuoto lasciato da Higuain. Valori molto differenti. L’argentino è più forte, ma Milik dava un senso a tutto. A un centrocampo, che sembra aver perso un punto di riferimento, a un modo di giocare che al momento si riduce a poche scintille offensive.

GLI ERRORI DI INESPERIENZA DI SARRI
Sarri ha avuto problemi anche nel rilanciare il gruppo sotto il profilo delle motivazioni. Ha inviato messaggi banali, troppo sanguigni, da allenatore che deve ancora capire come stare al banchetto dello scudetto. Non soltanto l’esperienza dei suoi, ma anche la sua, stanno giocando un fattore importante per fare un altro tipo di corsa. Sarri è un ottimo allenatore di campo, ma per vincere qualcosa di significativo occorre andare oltre assegnazioni e spiegazioni tattiche.

Le involuzioni di alcuni calciatori sono preoccupanti. Hamsik stecca quasi sempre gli appuntamenti di gala, Insigne sembra uno qualunque, in mezzo al campo Allan e Jorginho non incidono. Ci sono rendimenti buoni, ma mai eccellenti e la colpa va condivisa tra tutti. La polemica con Insigne, uscito arrabbiato dal campo sabato con la Juve per la sostituzione, è irrilevante e mostra un disagio. Sarri avrebbe dovuto sorvolare, invece di sottolineare il dissenso. Capita di avere reazioni così, neanche tanto scomposte e, a quanto pare, non così maleducate. «Sto bene», non ci sembra una mancanza di rispetto. Meglio allenare un calciatore scontento che uno contento di non giocare. Questione di punti di vista. E questione di mestiere come nel caso della Roma, che riesce nell’impresa di centrare Skorupski a ripetizione, di non fare gol e di pareggiare una partita che andava vinta, senza se e senza ma.

Roma Napoli

Dzeko e Bellusci durante Empoli-Roma di ieri

STORICAMENTE LA ROMA MANCA SEMPRE L’ACUTO
Empoli racconta un dna già mostrato nella storia: molti punti lasciati per strada negli anni. A memoria, non è la prima volta che assistiamo a partite così. Livorno, Venezia, Cagliari, Sassuolo, alcuni dei confronti campione che descrivono un limite consolidato nel passato. La Roma non fa mai il salto di qualità definitivo, preferisce il ruolo di spalla di altissimo livello. Quando si tratta di emettere l’acuto che servirebbe, la Roma fa scena muta, si complica la vita. Intendiamoci, a Empoli la prestazione c’è stata, ma poi è mancato altro, oltre le scelte di Spalletti.

NON SI VINCE SEMPRE CON IL GIOCO
È mancato un po’ di sano mestiere, una giocata dal nulla, una scaltrezza da squadra scafata e intelligente. E’ venuta meno una lucidità esemplare che doveva fare necessariamente la differenza. Non si vince soltanto con il miglior gioco, ma soprattutto con le migliori letture dello stesso. L’impressione è che se la Roma non incanta, si incarta spesso. La personalità c’entra relativamente. C’entra un modo diverso di vincere le partite. Capire come giocarle, come portarle a casa. A volte capire la disperazione di un avversario, fin da subito, aiuta parecchio. L’Empoli, in pieno affanno da B, è stato forse sottovalutato, o forse è la Roma che si è adagiata in una differenza che andava dimostrata con più determinazione. I punti sudati, conquistati con i denti, ti fanno pensare di poter vincere un campionato. La Juventus insegna. Per vincere gli scudetti, spesso, il come equivale al quanto.