Stefano Impallomeni

Sono bastate due partite per rimettere in discussione una buona partenza. Le premesse sembravano altre. Il precampionato e il primo tempo di Oporto avevano indotto all’ottimismo. Poi il suicidio Champions e la rimonta subita a Cagliari in campionato hanno ridimensionato le ambizioni.  La Roma si scopre all’improvviso vulnerabile e denuncia problemi strutturali, di principio, specialmente in difesa. La fragilità è evidente: si subiscono mentalmente gli attacchi e si pensa negativo, al di là dei moduli. Per Luciano Spalletti è il primo problema da risolvere. In molti attaccano la campagna acquisti. Non credo che la squadra sia messa così male. C’è qualcosa da riempire. A centrocampo manca forse un  uomo di qualità per allungare le rotazioni, in difesa dei terzini in grado di coprire il lavoro dei due centrali. Il valore complessivo, però, resta alto.

Roma, il caso De Rossi va superato

Si deve andare avanti senza appoggiarsi agli alibi e invertire le opinioni che implacabilmente si trasformano, nell’arco di pochi giorni, in stroncature solenni. Non si può buttare all’aria tutto quanto, subito. Dopo appena quattro partite ufficiali, contraddirsi così in fretta. La pazienza, non solo in questi casi, è una virtù.  Spalletti è il primo che deve riattivare il modo  corretto di tornare a giocare bene, il primo nel pensare a far riprendere il filo del discorso interrotto, a correggere gli sbagli suoi e degli altri.  La Roma dà una sensazione di forza, ma fatica ad esprimersi. Bisogna capire a fondo il perché, che sfugge anche ai calciatori, figurarsi a noi. Sono da evitare i tormentoni popolari, tipo la fascia di capitano tolta a De Rossi, dopo il “rosso” incassato contro il Porto.  Il declassamento ci sta. Non credo sia la fine del mondo, se deciso in base a un regolamento interno. Se così non fosse sarebbe grave. Ma mi fido delle dichiarazioni ufficiali. E quindi è un fatto che va superato, senza alludere troppo e l’episodio, francamente, non mi interessa granché.

I GIALLOROSSI DEVONO PUNTARE ALLO SCUDETTO
E’ interessante piuttosto vedere come Spalletti saprà risollevare la squadra. Ricostruirla psicologicamente, modellarla tatticamente, valorizzandone le qualità. Esiste un modo alternativo di vincere. Non sempre il bello risulta utile. Non credo che sia impossibile trovare dei rimedi per tornare brillanti e convincenti.  Serve più equilibrio e una voglia diversa, un sacrificio costante nella ricerca della necessaria continuità. I calciatori da bravi devono diventare bravissimi, forti, quasi “indipendenti” dai messaggi di un allenatore. Devono avere più personalità. Non sempre vince chi è più forte. A volte accade che trionfino i più bravi, i più umili, i più intelligenti. Leicester o Portogallo, o la stessa Italia di Conte, sono gli ultimi esempi da seguire. La Roma ha giocatori bravi, che devono accettare la sfida di superarsi, di completarsi. Non basta più galleggiare nella qualità medio-alta per arrivare in alto. I campionati , di anno in anno, raccontano storie diverse. La Juventus sembra imprendibile, ma la Roma ha l’obbligo di fare un campionato pensando di vincerlo, a prescindere se ce la faccia o meno. Magari non sarà così, ma occorre avere questo tipo di mentalità. Le vittorie  non sono gli obiettivi. Sono soltanto le conseguenze di come lavori durante la settimana. Di come superi le sconfitte. Di come prepari le partite. Di come gestisci i momenti favorevoli. E di come parli, prima e dopo le partite. Tutto fa una somma virtuosa, che fa la differenza tra chi vince e chi arriva secondo, o terzo.