Paolo Graldi

Grazie cara Virginia. In mezz’ora , annunciando la fine del sogno olimpico sciorinando una serie di banalità populiste, la sindaca – a sua insaputa perché è Grillo che tira le fila di tutto – ci ha permesso di conoscerla meglio, di capire come ragiona, con quali strumenti di conoscenza e di coscienza di muove, come intende indossare l’abito di primo cittadino dismettendo quello di militante votata al grillismo. Ecco, dobbiamo ringraziarla, gentile signora Raggi, perché la sua conferenza stampa per forma e sostanza, ci dice che siamo davvero nei guai ed è meglio capirlo da subito che a consuntivo, a fine legislatura.

Le slides della Raggi parlavano solo degli insuccessi

La rinuncia alla candidatura ha risvolti cangianti, ci sono aspetti che si prestano ad approfondimenti ed altri che vanno meglio chiariti. Del resto ciò accade per ogni progetto che non si ispira ad un orizzonte, ad una visione di lunga gittata, che coinvolge forze politiche ma anche istituzioni, in questo caso il mondo dello sport con le sue infinite implicazioni e ricadute. La sindaca, addestrata attraverso un pesantissimo e anticipato ultimatum del gran Guru genovese, ha mostrato di saper recitare il copioncino che le era stato preparato con tanto di slides illustrative degli insuccessi altrui, scrupolosamente tacendo invece delle edizioni delle olimpiadi, Barcellona valga per tutte, che hanno portato benefici duraturi e aperto ad un indotto infrastrutturale ed economico destinato a dispiegare i suoi vantaggi nel tempo.

Coni Roma 2024

Conferenza stampa di Giovanni Malagò, Luca Agoletto, Diana Bianchedi e Luca Cordero di Montezemolo.

La forma e la sostanza della Signora ha svelato, anche a chi si ostinava di cogliere solo i suoi sorrisetti di maniera distesi su ogni domanda, a chi non seguiva alcuna risposta, che le manca la grammatica: a parole aspira a scrivere un grande romanzo, disegnare la Roma del futuro, dispiegare ai cittadini felicità a piene mani. Ma, appunto, le manca la grammatica, la sintassi, la matita e la carta su cui tracciare il progetto. Meglio continuare a dire di NO, l’unica sillaba della quale, in buona sostanza, il Movimento 5 Stelle si avvale per dispiegare la sua ideologia populista. Un bel no a tutto e a tutti e niente da costruire, da progettare. Ora ci si siamo giocati la carta di partecipare alla selezione per i giochi del 2024 e non è un caso che non appena si è ufficializzata la ritirata del Campidoglio, a Parigi hanno brindato a champagne e a Los Angeles, altre città contendenti, si sono bevuti litri di gin fritz. Loro hanno capito che le Olimpiadi sono una formidabile vetrina mondiale che dispiega i suoi effetti nel tempo, un gigantesco manifesto mediatico che attira turisti e fa bene alla economia. Ma a noi, alla nostra attuale classe dirigente manca persino quel minimo di classe, scusate il bisticcio, per essere puntuale ad un appuntamento. La classe non è acqua, si diceva una volta. Il principio vale anche oggi. Qualcuno, non senza ragione, ha parlato di comportamento sleale e quando certi comportamenti prendono questa piega non c’è da aspettarsi niente di buono.

ORA SI PENSI AL FUTURO DI ROMA
Gli argomenti del No sciorinati dal copioncino imparato a memoria dalla sindaca alla sua prima conferenza stampa lampo dopo tre mesi dall’insediamento appaiono fragili perché non motivano niente, sono slogan impregnati di ideologia e puzzano di basso populismo. Va bene, perderemo i giochi olimpici, ce ne faremo una ragione. Ma ci sono centinaia di altri giochi che interessano in modo vitale la Capitale. Giochi che si rivolgono direttamente al bene della città. Quei giochi non sono rinunciabili. E dunque sarà indispensabile che la sindaca vada a scuola di grammatica istituzionali e impari, se necessario, a dire anche SI.