Stefano Impallomeni

Non c’è pace e neanche tanta speranza per qualcuno. Come cambia il tempo. E soprattutto come cambiano uomini, comportamenti e alleanze. Senza dimenticare gli interessi personali che fanno sempre la differenza del mondo. Il calcio italiano, dopo aver confermato Tavecchio, non si riconosce più. L’asse Galliani-Lotito sembra ai minimi termini per colpa della Melandri. Della legge, si intende. Quella legge che Lotito avrebbe ritoccato, che vorrebbe ritoccare. Per ora intenzioni o, forse sarebbe meglio dire, illusioni. Galliani e Lotito separati e quasi vicini al divorzio.

La proposta di Lotito

Una notizia. Un fatto. Uno strappo storico per colpa di una proposta avanzata dal Presidente della Lazio. Una proposta bocciata, polverizzata, rispedita al mittente. Niente deroghe e giochi preziosi. Lotito ci ha provato. La solita questione con la spartizione di soldi e poltrone. Di comando e di controllo. La ripartizione dei proventi tv la scintilla dello scontro, dell’abbandono del tavolo, del Galliani furioso. Beretta e l’elezione del nuovo presidente c’entrano poco. Le big con Juve in testa, e Fiorentina dentro, da una parte, Lotito con l’altra borghesia, in 14, dall’altra. Numeri a parte, Lotito sembra aver perso. Troppo debole il bacino d’utenza che rappresenta. Non manca soltanto un voto per un quorum, per decidere chi fa cosa e soprattutto chi prende quanto. Troppo quello che Lotito chiede a chi conta di più. Niente da fare. La redistribuzione più equa, modello Premier  e Bundesliga, non è piaciuta. Niente fetta in parti uguali dal 40% al 50%, niente bacini d’utenza ridotti dal 30% al 20%, niente risultati sportivi confermati al 30% con paracadute per le retrocesse su base percentuale (6% dei ricavi). Lotito ha forzato e ha spaccato un tavolo, irritato, scosso. Lotito sembra sempre più isolato nelle sue prove muscolari, nelle sue forzature. Alla scadenza del quadriennio olimpico si rischia il commissariamento. Tavecchio, il capo del calcio, non sembra essere più la spalla ideale, il suo sereno controcanto. Tavecchio, anche lui sarebbe contro Lotito. Tavecchio, fresco di conferma in Federcalcio, è stato chiaro: entro il 18 o il 21 aprile nuovo consiglio di Lega da dove dovrà uscire il nuovo Presidente.

LOTITO, IL FINALE NON E’ SCRITTO
Ma attenzione ai finali già scritti. Lotito non è il tipo che molla facilmente. È uno che preme finché non ottiene. Decaduto da consigliere Figc rivuole la sua centralità perduta. Come? Con la Presidenza della Lega di B, quella che è ancora di Abodi, invitato da parecchi a non desistere. Una nuova poltrona per ottenerne un’altra. Lotito ci prova. Presidente e consigliere, un doppio colpo, a patto di vendere la Salernitana. Altrimenti sarebbe non più equo e neanche legale. Vedremo che succederà. Vedremo se Lotito rifletterà su cosa sia meglio fare. Se per lui sia meglio essere ultimo tra i primi o primo tra gli ultimi.