Francesco Paolo Traisci

Di ieri è la pronuncia della Camera di Risoluzione delle Controversie della FIFA che, respingendo il ricorso della Fiorentina, ha sancito la correttezza del comportamento del giocatore ora della Roma e della sua squadra dell’epoca, il Chelsea, Mohamed Salah, in una vicenda dai contorni assai intricati.

La vicenda

Nel corso del mercato di riparazione di gennaio relativo alla stagione 2014-2015, il Chelsea, proprietario del cartellino del giocatore, e la Fiorentina sottoscrivono un accordo in base al quale la squadra inglese ha ceduto a titolo temporaneo il giocatore al club viola sino alla fine di quella stagione. Il contratto prevedeva inoltre il diritto della Fiorentina di prorogare per la stagione successiva 2015-2016 il prestito del giocatore nonché l’opzione a favore del club toscano per procedere al termine della stagione all’acquisto del giocatore a titolo definitivo. Finito il campionato, la Fiorentina, sicura del suo diritto, comunicava al club londinese di voler prorogare il prestito anche per la successiva stagione 2015-2016. Senonché… colpo di scena, è il giocatore a rifiutare la proroga e a rientrare alla casa madre per poi finire in una nuova trattativa che lo ha portato alla Roma prima in prestito dal Chelsea e poi a titolo definitivo. A quel punto è insorto il club gigliato: non lo poteva fare, urlavano i dirigenti viola, il Chelsea ha violato il contratto cedendolo alla Roma, che è giustamente rimasta e continua a rimanere a margine della vicenda, terzo interessato (perché attuale club del giocatore egiziano) ma non coinvolto giuridicamente perché le eventuali violazioni sarebbero avvenute prima della sua entrata in scena.

Il motivo della bocciatura

Ed invece, come ieri ha sancito il Giudice FIFA, il Chelsea poteva farlo. Poteva farlo in virtù di un accordo imposto dal giocatore (e dal suo scaltro entourage), con il quale, a margine del contratto fra gli inglesi e la Fiorentina, il giocatore si era riservato la facoltà di scegliere se accettare la proroga del prestito ed il successivo eventuale trasferimento a titolo definitivo o meno. In poche e sintetiche parole l’accordo a margine affermava che senza il consenso del giocatore non ci sarebbe stato nessun prolungamento del prestito (né tantomeno cessione a titolo definitivo) ed il contratto di prestito sarebbe terminato il 30 giugno 2015. Il testo parla chiaro e sembra inequivocabile. E reca la sottoscrizione del dirigente della Fiorentina che ha curato la trattativa.
Ed allora di che si lamentano i viola? Del fatto che l’accordo a margine sarebbe nullo e quindi privo di efficacia. In poche parole che il consenso del giocatore non sarebbe stato richiesto nell’accordo fra Chelsea e Fiorentina. Il Chelsea, che non era parte dell’accordo a margine, avrebbe quindi violato il contratto di prestito riprendendosi il giocatore mentre il contratto prevedeva il diritto della Fiorentina di ottenere il prolungamento del prestito.
La questione è quindi: è valido l’accordo a margine? E’ efficace anche nei confronti del Chelsea che non l’ha sottoscritto? Il Giudice FIFA ha detto sì. La palla ora passa (come preannunciato dal club viola) al TAS di Losanna, supremo e definitivo giudice di tutte le vicende sportive. E vedremo…