Francesco Paolo Traisci

Alzi la mano chi non ha mai tentato la fortuna scommettendo su di un evento sportivo!

Vedo (metaforicamente, s’intende) ben poche mani alzate; è segno che siamo tutti attratti dalle scommesse sportive, chi più chi meno! Ma è veramente un male scommettere sull’esito delle competizioni sportive? E’ veramente vietato puntare del denaro con la speranza di azzeccare il risultato di una partita e di guadagnarci pure qualcosa? No, perché esistono le scommesse legalizzate! Anzi, come sanno quasi tutti coloro che si avvicinano alle aule di giurisprudenza è lo stesso codice civile a dettare una prima disciplina del Gioco e della Scommessa, definendo i debiti di gioco o da scommesse come obbligazioni naturali, ossia privi di azioni giuridica di tutela.

Scommesse, cosa è tollerato e cosa no

Parafrasando l’art. 1933, in particolare, se io scommetto una somma di denaro sull’avverarsi di un determinato evento, non posso costringere il mio interlocutore a pagare la somma promessa in caso che l’evento si avveri e nemmeno lui può costringermi a fare altrettanto in caso contrario. Tuttavia, se quello dei due che perde paga spontaneamente, non può, qualora ci ripensi e capisca che il denaro non era dovuto, riprendersi quanto versato. Si tratta, quindi, di scommesse tollerate ma non tutelate dall’ordinamento giuridico. Fanno eccezione tuttavia, come ci dice l’articolo successivo, oltre ai giochi che addestrano all’uso delle armi (siamo negli anni 30/40 del 900), “le corse di ogni specie ed ogni altra competizione sportiva”, in relazione alle quali esiste una vera e propria obbligazione giuridica al pagamento in entrambi i casi (sulle corse dei cavalli scommettevano già antichi romani, con fazioni di tifosi assai simili ai nostri moderni ultrà calcistici).

Oltre che nel codice civile, la scommessa è disciplinata dal Codice Penale all’art. 718 che vieta il gioco d’azzardo, ossia quello in cui il guadagno monetario dipende esclusivamente o quasi dalla fortuna, quando non autorizzato. Già prima del Codice ed in particolare con un Regio decreto del 1931, tutte le necessarie autorizzazioni erano quindi direttamente gestite dallo Stato (tramite l’autorità di pubblica sicurezza) e solo con una legge del 1948 si è aperto il campo alle concessioni, ossia alla possibilità che lo Stato affidi il servizio a soggetti diversi. Da qui i concorsi a pronostici del CONI (la vecchia schedina) e soprattutto dell’UNIRE (Totip e sale corse in generale). Dopo che lo stesso CONI aveva sollecitato la richiesta di autorizzare nuovi tipi di scommesse su eventi sportivi, è con il Testo Unico sulla Pubblica Sicurezza del 2001 n. 383, che è stato rimosso il divieto di ulteriori tipi di scommesse sulle manifestazioni sportive, purché svolte con concessionari autorizzati, aprendo così un mercato a vere e proprie imprese di provider di scommesse. A partire dal 2002, poi, la gestione e la vigilanza su tutte le scommesse e le relative concessioni è stata demandata all’AAMS, ossia all’agenzia dei monopoli operante nell’ambito del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Proprio con un Decreto di quest’ultimo infine sono state autorizzate le scommesse on line su eventi sportivi effettuate presso concessionari autorizzati, purché il rapporto fra il giocatore ed il concessionario sia disciplinato da un regolare contratto individuale redatto in base al tipo prodotto dallo stesso ente.

logo aams

Il logo dell’Aams

Lo stesso decreto ha poi previsto la procedura per la registrazione delle scommesse sotto la responsabilità del concessionario ed una rendicontazione trimestrale delle scommesse da parte del concessionario. Il tutto nell’ottica di un gioco responsabile, in cui il giocatore può divertirsi ad esercitare la propria abilità nei pronostici in modo sicuro e garantito dalla vigilanza. Quello che si vuole evitare sono le scommesse clandestine, spesso gestite da organizzazioni criminali in grado di muovere grandi somme e, come la storia ha dimostrato, anche di investire tali somme per alterare i risultati e truccare le partite. Quella per la lotta alle scommesse clandestine ed alle conseguenziali partite truccate è una campagna che gli stessi organi comunitari hanno intrapreso con numerosi provvedimenti (a partire dalla Dichiarazione di Nicosia sulla lotta alle partite truccate a cui è seguita addirittura una Risoluzione del Parlamento Europeo del 14 marzo 2013). Proprio in quest’ottica è anche diffuso il divieto di “effettuare scommesse, direttamente o per interposta persona, aventi ad oggetto i risultati relativi a competizioni alle quali si partecipi o alle quali si abbia diretto interesse”. Questo è quanto stabilisce l’art. 10 dello Statuto del CONI, ma nello stesso senso quasi tutti gli statuti delle varie federazioni nazionali ed internazionali prevedono una simile proibizione. Questo con l’evidente scopo di vietare il potenziale conflitto di interessi fra il portare a casa il risultato della gara e quello di intascare il denaro della scommessa. Tutto ciò anche a prescindere dall’effettiva alterazione del risultato sportivo (di questo divieto abbiamo già avuto modo di parlare in un precedente articolo).

Nel nostro paese, come dichiarato dalla stessa AAMS in un proprio documento programmatico, “il contrasto al mercato illegale si esercita con l’uso combinato di due leve: la regolamentazione, finalizzata alla diversificazione e alla qualificazione dell’offerta, e la repressione”. A tal fine la stessa Agenzia ha predisposto la Carta, ossia un documento programmatico che “si inserisce nell’ambito della comunicazione istituzionale di AAMS per consentire ai giocatori sia di essere aggiornati costantemente sull’introduzione di nuove regole, sia di distinguere facilmente il gioco lecito da quello illegale o non autorizzato”. In definitiva, l’importante è che l’interlocutore del giocatore sia autorizzato dallo Stato e che ogni singola giocata avvenga secondo determinati requisiti e con determinate garanzie per quest’ultimo. Ed infatti “regole chiare, massima trasparenza, sicurezza per tutti”, questo è il messaggio che AAMS vuole sostenere con il logo “Gioco Legale e Responsabile”. Una scelta strategica che punta sulla distinzione tra gioco legale e gioco illegale, contrapponendo il divertimento e l’emozione di un gioco controllato e garantito dallo Stato alle conseguenze negative di quello illecito.

Cosicché è attraverso le norme sul gioco con vincita in denaro che si può distinguere in maniera univoca i giochi non consentiti da quelli consentiti; per i primi viene fatto divieto assoluto di offerta da parte di chiunque ed in qualsiasi forma, per i secondi l’offerta è subordinata ad apposita concessione rilasciata da AAMS. Fondamentale è, oltre al controllo sui concessionari (sia soggettivo, ossia sui requisiti presentati dall’impresa, persona fisica o, più spesso, società, che vuole ottenere la concessione, sia oggettivo, su come, una volta ottenuta la concessione, gestisce l’attività), anche l’informazione e le garanzie offerte al giocatore. Fra queste ultime, oltre alla tutela della privacy, anche la necessità che il rapporto fra il gestore e lo scommettitore sia formalizzato per mezzo di un apposito contratto di gioco, il cui contenuto è determinato dalla stessa AAMS.

Perché tutto ciò? Perché lo Stato resosi conto di non poter vietare indiscriminatamente alle persone di scommettere, in quanto, l’azzardo, il gioco, la scommessa, si sa, fanno parte della natura umana in genere e della cultura anglosassone in particolare, cerca di garantire che la scommessa si svolga in modo pulito e con interlocutori sottoposti sì a forti controlli, ma posti in un regime di libera concorrenza fra loro. Una concorrenza fra imprese giocata con gli strumenti della fantasia nell’inventare e proporre (sempre nei limiti di ciò che è lecito) offerte di gioco sempre nuove per attirare nuovi clienti. E ciò con benefici per tutti: il concessionario che svolge in regime di libera concorrenza un’attività imprenditoriale lecita (che viene tutelato nei confronti di chi esercita la stessa attività violando le regole); il giocatore, che può divertirsi e tentare di guadagnare dalle sue giocate in modo sicuro (tutelato perché gli viene garantito che in caso di vincita sarà pagato, perché gli obblighi che si assume ed i diritti che potrà vantare sono chiaramente esplicitati nel suo contratto di gioco e perché la sua privacy è tutelata secondo la legge) e infine lo Stato, che legalizzando le scommesse sportive ottiene un notevole incremento delle sue entrate, incremento che, evidentemente, dalle scommesse clandestine non avrebbe mai avuto.

Ed allora giochiamo, divertiamoci, ma “responsabilmente”!