Massimo Piscedda

Parlare di settori giovanili in Italia è stato sempre un argomento che puntualmente è venuto fuori quando diverse società si sono accorte che forse gli investimenti fatti soprattutto all’estero potevano essere dirottati in altre direzioni. Quindi il giovane è l’ultimo tentativo per salvare una stagione.

Il resto d’Europa punta sul settore giovanile

In Europa è praticamente l’opposto, i club grandi e piccoli dedicano la massima importanza a questo tipo di lavoro a medio-lungo termine. Il gap tra noi e loro è quasi abissale tranne alcune eccezioni (vedi Roma, Atalanta, Empoli), malgrado ciò la nostra classe dirigente non molla la presa riguardo gli acquisti stranieri anche a livello giovanile. I grandi club d’Europa spagnoli e inglesi, nonostante la possibilità di comprare i migliori giocatori al mondo, mantengono intatta l’idea della cantera o vivaio e parallelamente crescono i giovani mantenendo la loro identità territoriale e nazionale. Investono tanto a livello economico ma il risultato è sempre maggiore di quello che spendono.

Pedro, prodotto della cantera del Barca rilevato in estate dal Chelsea

Pedro, prodotto della cantera del Barca rilevato in estate dal Chelsea

Chiaramente il budget conta molto moltissimo, ma la competenza, l’organizzazione, le strutture sono alla base di quei risultati che ancora in Italia tardano a venire. Perché? E’ la classica domanda a cui tutti saprebbero dare una risposta, ma anche quella costa.