Massimo Piscedda

Simone Verdi, esterno offensivo del Bologna, classe ’92, ambidestro. Ma ambidestro sul serio, e poi vi spiegherò il perché.  Ha fatto gavetta in B (Juve Stabia, Empoli), per arrivare nella massima serie abbastanza tardi, rispetto al suo talento. Il problema era la fisicità, caratteristica che in Italia diventa priorità, ma con il tempo e i campionati duri nella cadetteria, la forza è arrivata, sulle gambe soprattutto. E quella sì che è una caratterista fondamentale.

Ora è un talento che gioca bene e si è completato come atleta e nel suo ruolo è sicuramente uno dei migliori. Io avuto l’occasione di allenarlo in B Italia e quello che mi stupiva era la capacità di calciare con i due piedi allo stesso modo. Durante gli allenamenti provava sempre le punizioni e le calciava sia di destro che di sinistro. Domenica Verdi si è superato e qui mi riallaccio al “vi spiegherò il perché”: ha calciato due punizioni da entrambe i lati, cambiando il piede ma non il modo di calciare. Risultato: due goal. Tutti a stupirsi della cosa, ma non chi lo conosce bene, chi lo ha cresciuto, chi ha creduto in lui in ogni momento, soprattutto quando la sua fisicità lo emarginava senza volerlo.

Ma il tempo, come si dice, è sempre galantuomo e a questo ragazzo semplice e determinato ha dato un’altra chance. E lui la sta ripagando mettendosi in mostra. Non con partite qualsiasi, ma con prestazioni che gireranno il mondo. perché difficilmente si troverà un calciatore capace nella stessa gara di due gesti così diversi ma perfettamente uguali per l’obiettivo raggiunto. C’è chi pensa che il talento sia scientificamente il risultato dell’applicazione continua, ma io non la vedo così. Il talento è quella qualità che ti permette di fare le cose difficili in maniera semplice. Al mondo sono pochi ad avere questo dono. E Simone Verdi è uno di quelli.