Luca Marchetti

Ultimamente non si fa che parlare della Cina. I milioni di euro che piovono dall’Est, il “doping” del mercato, la rovina delle trattative. Addirittura c’è chi chiede un intervento della Fifa per calmierare la situazione (anche se nessuno lo ha chiesto quando eravamo noi europei a saccheggiare in Sud America, anche ora). In realtà molto spesso i soldi delle squadre cinesi servono a rimettere a posto qualche bilancio, a togliersi qualche giocatore ormai non più centrale nei progetti, ma comunque ancora valido (vedi Lavezzi e Guarin). In qualche occasione, come nel caso Witsel, hanno ostacolato una trattativa di una big italiana. Ma raramente succederà ancora e basta farci l’abitudine. Finora le società cinesi hanno strapagato giocatori mediamente forti. Hanno fatto leva sul grande guadagno e si sono rivolti a chi era più sensibile. Qualcuno, in passato, ha provato l’esperienza cinese (Gilardino e Diamanti per esempio) per poi tornare quasi subito. Qualcuno ha cominciato ad apprezzarla: Pellè, Cannavaro, Lippi, Ferrara… è un mercato in più, una sponda in più, un’opportunità in più. Ma attenzione: non limitata.

Pellè guadagno

Graziano Pellè, guadagna quasi 16 milioni all’anno in Cina

La Cina del calcio, gli stranieri sono già troppi

Recentemente la federcalcio cinese ha varato nuove norme per cercare di limitare le spese folli e per alimentare non solo il mercato interno, ma la crescita del movimento in generale. Come sapete possono esserci “solo” 5 stranieri per ogni squadra di prima categoria. Le squadre sono 16: quindi al massimo 80 stranieri. Sapete quanti ce ne sono in Cina ora? 90. Significa che ne devono vendere almeno 10 per essere in pari. E poi vendere ancora per far spazio ai campioni europei. Mettiamo anche che riescano nell’impresa di avere 80 campioni (nel corso degli anni) tutti in Cina. Si tratterebbe di un numero relativamente basso per un mercato mondiale.

Ecco perché la Fiorentina, sull’offerta per Kalinic, non può rimanere indifferente. Non saranno treni che passeranno molto spesso. O almeno non così spesso come prima. Le spese rimarranno alte, ma saranno più mirate. Anche perché immaginate che Witsel non vi piaccia più come giocatore: come glielo dite a uno che guadagna 8 milioni di euro netti all’anno che deve trovarsi un’altra squadra?

I SOLDI ARABI E DEL PSG NON HANNO STRAVOLTO L’EUROPA
Quindi ricapitolando: posti bloccati, al massimo 80; ne possono giocare solo 3 (e anche questo pesa); alcuni di questi 80 posti sono già presi (vogliamo fare 20 circa? passando da Oscar a Gervinho, da Lavezzi a Hulk, da J Martinez a Guarin, da Pellè a Witsel); ulteriore considerazione è che non tutte le 16 squadre hanno la stessa capacità di spesa: ce ne sono 9 forti, le altre 7 decisamente meno. Quindi gli ingaggi faraonici se li possono permettere per 50, di cui come detto 20, circa, già occupati. Insomma, la Cina può far paura, può essere un’opportunità, vedetela come volete. Ma non è per sempre e non stravolgerà completamente gli equilibri. Si era detto lo stesso tempo fa degli arabi o del Psg, che quest’anno rischia di non vincere neanche il campionato in Francia. Di sicuro le cifre sono folli, ma non sono per tutti. Bisogna però considerarla.

E lancio un’altra provocazione: da poco sono uscite le valutazioni del Cies (International Centre for Sports Studies di Neuchatel) dei giocatori in giro per il mondo. Di questo parleremo al più presto. Dei primi 100 quanti saranno quelli che il prossimo anno giocheranno in Cina?