Francesco Paolo Traisci

Al termine di un’assemblea di lega particolarmente turbolenta, presieduta dal Commissario Straordinario Carlo Tavecchio, è finalmente stata resa nota l’offerta della Lega di Serie A per la commercializzazione dei diritti televisivi per il triennio 2018-2021. In passato abbiamo raccontato le accese discussioni e la spaccatura all’interno della stessa Lega per la ripartizione dei proventi di questa commercializzazione per il triennio passato. Ora, alla saga si aggiunge un’ulteriore puntata. Non già relativa alla ripartizione dei proventi fra le squadre, quella verrà più tardi, ma riguardante la somma da ripartire, ossia l’offerta calcio da proporre agli operatori delle telecomunicazioni interessati a trasmettere le partite, gestita dalla Lega di Serie A ai sensi del Decreto Legislativo n. 9 del 2008.

Contrariamente rispetto al recente passato, in cui un unico operatore, Sky, si era aggiudicato l’esclusiva dell’intero campionato di calcio per le trasmissioni satellitari ed un altro, Mediaset, quello per il digitale terrestre, nessun operatore potrà avere tutte le partire sulla propria piattaforma a meno di non spendere cifre folli per acquistare più pacchetti. Infatti, con il chiaro intento di guadagnare il massimo possibile, la lega ha “spacchettato” il campionato di serie A offrendo all’asta (che sarà gestita come in passato da Infront, ora divenuto di proprietà cinese) 5 diversi prodotti, mischiando piattaforme e squadre.

I primi 4 sono per tutte le partite in casa ed in trasferta di 8 squadre (le prime 4 per bacino di utenza, e quindi quelle il maggior numero di utenti interessati, ossia Juventus, Milan, Inter e Napoli, le 3 neopromosse e l’ultima di serie A come bacino di utenza fra le non retrocesse).  Relativamente a tutte le partite in casa ed in trasferta di queste 8 squadre (sia fra di loro che contro le altre 12 della serie A), per un totale di 248 match, sono stati presentati 4 differenti pacchetti: il pacchetto A che consente di trasmettere le partite sulla piattaforma satellitare; il pacchetto B che invece abilita la trasmissione sul digitale terrestre; altri due pacchetti riguardano invece ciascuna le trasmissioni internet di 4 delle 8 squadre sopra indicate e quindi 144 partite ciascuno (1 e 4 come bacino di utenza e due neopromosse, il pacchetto C1 e le altre nel pacchetto C2).

Le partite delle 12 altre squadre vanno invece a comporre il pacchetto D. Si tratta forse del pacchetto più appetibile perché ha ad oggetto 324 partite (di cui 132, fra cui i derby romani e quelli di Genova, in esclusiva), va a comporre il pacchetto D. Pertanto l’operatore che se lo aggiudicherà potrà trasmettere le partite delle 12 restanti squadre su qualsiasi supporto. Seppur giustificato dalla volontà di andare incontro alle raccomandazioni dell’Antitrust e dello stesso Decreto Legislativo che raccomanda, all’art. 8 “un’equilibrata offerta dei pacchetti”, lo spacchettamento è sicuramente frutto di un’ottica commerciale speculativa: guardando la somma della base d’asta dei 5 pacchetti, si capisce come la Lega punti a ricavare almeno 1 miliardo complessivo. Si ritiene che si possa addirittura rischiare di raggiungere il miliardo e mezzo di euro. Sicuramente ci sarà uno stravolgimento del mercato soprattutto grazie al pacchetto D, che consentirebbe di trasmettere più gare, molte delle quali in esclusiva, su tutte le piattaforme e grazie alla offerta dei pacchetti destinati alle piattaforme internet e su reti mobili (la partita vista sul telefonino).  Il che, ipotizza qualcuno, potrebbe consentire a qualche operatore internet o telefonico particolarmente scaltro, abbinandovi anche i pacchetti C1 e C2 di avere il monopolio sulle trasmissioni on line.

Cosa devono aspettarsi i telespettatori? Il tifoso potrà seguire tutte le partite della propria squadra ma dovrà rinunciare (a meno di sottoscrivere più abbonamenti) ad alcuni incontri di cartello. Facendo un esempio, i tifosi della Roma e della Lazio dovranno rinunciare a Juve, Napoli, al derby di Milano, ai match della Juve contro le milanesi e contro il Napoli. Al contrario quello della Juve si perderà i derby di Roma e di Genova ed altre partite clou.

Più complicata sarà la scelta delle strategie da parte degli operatori. Essendo vietata l’acquisizione di pacchetti relativi alla trasmissione su più di due piattaforme, per avere tutte le grandi squadre nel proprio bouquet ognuno dovrà comunque riuscire ad acquistare almeno due pacchetti. Ad esempio combinare A e D, B e D, o D con C1 e C2 (in questo caso garantendosi il monopolio delle trasmissioni su internet), il tutto con rischi e spese sicuramente superiori al passato. E’ vero che l’asta partirà dopo quella per i diritti della Champions, in modo da consentire a ciascuno di conoscere il budget da destinare all’asta dei diritti nostrani, ma sarà comunque necessario puntare su più tavoli con il rischio di spese eccessive o, al contrario, di rimanere con in mano un pugno di mosche!

Il rischio per la Lega però è anche quello di intese fra i nostri operatori per spartirsi la torta (come avvenuto in passato) o per mandare deserte le singole aste, giudicando troppo elevate le richieste economiche di base. L’altro scenario è quello che vede (in virtù della novità del pacchetto D e dei pacchetti C1 e C2) la formazione di alleanze fra emittenti televisive e operatori delle telecomunicazioni, per poi dividersi dopo l’aggiudicazione i diritti sulle differenti piattaforme.  L’unico limite appare quello dell’art. 11.1, che impone che l’operatore assegnatario sia in possesso del prescritto titolo abilitativo (ossia che ci si vede assegnati i diritti per le trasmissioni satellitari sia un operatore abilitato in tal senso e così via), altrimenti il contratto di assegnazione viene risolto.  Intese che, ai sensi dello stesso Decreto Legislativa dovrebbero avvenire prima della partecipazione all’asta stessa. Infatti ai sensi dell’art. 11 comma 6, l’operatore che si è aggiudicato il pacchetto non può “subconcedere la licenza a terzi né in tutto né in parte, né cedere i diritti né i contratti, né concludere accordi simili, salvo quanto previsto dall’art. 19.1” ossia a meno che, per ragioni di opportunità non ci sia una deroga da parte dell’Autorità per la Garanzia nelle Telecomunicazioni e di quella per la Concorrenza.

Lo stesso art.11, al comma 7 prevede però la possibilità di “accordi non esclusivi aventi ad oggetto la ritrasmissione, in simultanea o differita dei prodotti audiovisivi e accordi di distribuzione del segnale su altre piattaforme”, purché ci sia l’autorizzazione a titolo oneroso e forma scritta della Lega A stessa”. Ed allora purché questa non pregiudichi “lo sfruttamento dei diritti da parte degli altri operatori della medesima piattaforma” e che il nuovo operatore si comporti “nei confronti dei terzi comunque in possesso del prescritto titolo abilitativo in modo equo, trasparente, non discriminatorio e in ogni caso non lesivo della concorrenza”. Quindi cessioni possibili purché la Lega ne riceva un beneficio economico (deve autorizzarle previo pagamento, quindi saranno intese a tre) e che non pregiudichino i diritti degli altri operatori, altrimenti dovrebbe intervenire l’Antitrust. Quali saranno gli scenari che si delineano? Vedremo, ma non sappiamo se le aspettative economiche della Lega A saranno soddisfatte anche alla luce degli annunci di ridimensionamento del budget destinato a tali eventi da parte dei nostri colossi dell’emittenza televisiva.

Di ciò appare consapevole la stessa Lega, che ha deciso di puntare anche sulla vendita dei diritti all’estero, un po’ come avviene per la Premier inglese. In una successiva fase, saranno infatti posti in vendita i diritti televisivi per varie aree del mondo, iniziando dalla Cina, il cui mercato fa gola a tutti.

Che succederà? Cosa potranno aspettarsi i tifosi? Lo vedremo presto…