Stefano Impallomeni

Cuadrado segna un gol pesantissimo. A Genova con la Samp, tre punti vitali che spostano gli equilibri. La Juve conserva gli otto punti di vantaggio sulla Roma, ma le partite diminuiscono e i bianconeri difficilmente si faranno sorprendere. In Italia, insomma, c’è una squadra e poi ce ne sono altre due. Un podio quasi annunciato, tutto più o meno nella norma. Non nella norma il futuro degli allenatori protagonisti, dei primi due della classe.

Allegri: Juve e Milan con il suo marchio

Allegri e Spalletti riscaldano i rispettivi ambienti. Il primo, con Wenger confermato all’Arsenal, poteva finire al Barcellona per il dopo Luis Enrique, ma nelle ultime ore si sta facendo concreta la soluzione interna Unzué. Allegri, in ogni caso, è in una botte di ferro. Se vincerà  la Champions andrà via sicuramente, altrimenti resterà in un club dove se ti va male vinci almeno uno scudetto. Marotta e Agnelli lo stimano. La Juve con lui, soprattutto in Europa, è cresciuta. Allegri ha avuto il merito di cambiare un verso e una postura alla propria squadra. Inserendo i fantastici quattro e trasformando Pjanic alla Pirlo ha saputo offrire più qualità nel momento delicato della stagione. Allegri sa fare la differenza: è un ottimo gestore e convinto sostenitore che il dialogo con i calciatori porti più punti di una tattica cervellotica. Allenare grandi club comporta dei rischi soltanto se non si capisce dove si è. Più fai le cose semplici e più duri nel tempo. Allegri ha imparato in fretta. Al Milan e alla Juve c’è il suo marchio. Un marchio semplice, attento, oculato in cui le scelte sono state quasi sempre azzeccate. Meglio la tecnica, un mediano vecchio stampo, un bomberone che mosse da Mandrake. Ad Allegri date quel che serve e vi farà una squadra capace di vincere. Se la Juve cercherà altrove non sarà facile rimpiazzarlo. Marotta avrebbe avuto dei contatti con chi sta tentando di farlo cadere. Luciano Spalletti, infatti, sarebbe il suo erede non certo naturale, ma abbastanza valido. Su piazza forse una delle scelte più sicure.

SPALLETTI, MANCA UNO SCUDETTO
L’allenatore della Roma è alle prese con i soliti campionati. In Russia ha vinto tutto quello che c’era da vincere. Nel Bel Paese, alla soglia dei 60 anni, ha all’attivo rimonte e qualche coppa nazionale, ma zero titoli italiani. Lo scudetto il suo maggior cruccio, che si sta trasformando in un vero complesso. Spalletti è un ottimo allenatore. Insegna, ma gestisce con più fatica i rapporti con calciatori e dirigenza. Caratterialmente è più tosto e ruvido di Allegri. Un toscano dalla memoria lunga, a volte inutile. Il suo duello rusticano con la stampa romana sta toccando livelli clamorosi e noiosi. Senza entrare nel merito non si intuisce perché si debba spendere tanto tempo per questo tipo di scontri dialettici. Spalletti è bravo. E questo basta e avanza per allenare una squadra di valore. Non sappiamo se riuscirà a vincere quest’anno alla Roma. E non sappiamo se vi resterà. Se andrà via Allegri, dicono in molti, sarà lui il prossimo allenatore della Juventus. Nell’immediato non sarebbe un lavoro affatto facile. Ripartirà da scudetti in serie e con una buona base. Avrà tutto da perdere e se vincerà avrà fatto il suo. A Spalletti piace costruire, creare, plasmare. E specialmente sorprendere. Ma siamo sicuri che Torino sia la città giusta per lui?