Stefano Impallomeni

Domenica prossima sapremo se la Roma avrà superato l’ultimo ostacolo. Torino e Juventus decideranno il suo destino. Prima la squadra di Mihajlovic con il Napoli nel pomeriggio, poi in serata la super sfida che potrebbe decretare lo scudetto bianconero ma anche la Champions diretta giallorossa, ancora da formalizzare nelle giornate successive. Basterebbe un pareggio del Napoli per allentare le tensioni e per accedere così all’élite europea, che arriverebbe dopo la grande paura post derby.

Un vittoria arrivata con la logica

Al Meazza la scala dei valori torna simmetrica e riflette il percorso oggettivo di una stagione. La Roma si riprende una memoria. Una memoria di livello, malgrado le gravi scottature rimediate nelle Coppe. Il Milan si rivela poco e niente. Lo Zibaldone rossonero aiuta il recupero della registrazione delle virtù giallorosse. Spalletti ritrova lucidità, stendendo giù uno vecchio spartito che torna a risplendere. C’è qualcosa di nuovo rispetto alle titubanti scelte di vario genere del recente passato. C’è la bocciatura di Peres e l’invenzione di Emerson Palmieri. Eppoi c’è il ritorno apprezzabile e orgoglioso di Perotti la cui stagione ha avuto più ombre che luci. D’incanto, torna tutto come prima della crisi aperta nel derby della semifinale d’andata perso in Coppa Italia. La vittoria non arriva a caso, arriva con logica e grazie a quella memoria preziosa di riferimento che s’arrotonda nei 78 punti conquistati. In questa circostanza si sfruttano tutte le qualità, si gioca con un senno rilevante. Si ottimizza un insieme di conoscenze. E, nel momento più delicato, riaffiora il carattere, un certo tipo di mestiere. Senza Strootmann e Rudiger, la squadra reagisce alla grande. La Roma si dimostra fredda e concreta. Domina e straripa dettando i ritmi della partita e negando al Milan la possibilità di governarla. Dzeko con una doppietta sale in testa alla classifica marcatori. 27 reti in campionato e 37 stagionali. E’ il Dzeko migliore di sempre. Migliore di quello tedesco al Wolfsburg nella stagione 2008-09. Le sue reti , questa volta, non si contano ma si pesano. Sono numeri mostruosi e avrebbero potuto essere ancora più mostruosi se Dzeko non avesse fallito reti semplici, appuntamenti importanti. La vittoria di Milano lascia aperta una strada che può portare dritta all’obiettivo, ma è una vittoria che lascia i soliti veleni, sancisce contrapposizioni forti e antipatiche. Nella scala dei valori assoluti tornati brillanti, ci sono anche le tappe dialettiche impossibili da trascurare anche per chi, come il sottoscritto, ne farebbe volentieri a meno.


Totti non calca la Scala per l’ultima volta, non entra e resta in panchina. La sua esclusione, nonostante questo, fa notizia ugualmente. Le sostituzioni sono finite, ma si leva naturalmente un applauso convinto dello stadio intero nei suoi confronti. E’ il bel gesto che unisce il calcio italiano ma surriscalda l’ambiente romanista. Spalletti accusa il colpo e nel post partita dà l’ennesimo assist, chissà quanto volontario, a stampa e tifosi. “Se tornassi indietro, – dichiara l’allenatore – non allenerei la Roma”. L’utilizzo di Totti, ancora una volta al centro del dibattito, lo sta sfibrando. Anche dopo un poker servito, anche dopo una settimana da depressione post derby il discorso ricade sullo stesso tema. Considerazioni finali. Non se ne può più di questo inutile antagonismo, ormai del tutto manifesto. Totti resta e resterà un simbolo nella storia della Roma e del calcio non soltanto italiano. Spalletti ha il diritto-dovere di fare le proprie scelte. La dirigenza dovrà scegliere quale strada intraprendere. La situazione si sta facendo pesante. La Roma non è un bene da strattonare da una parte o dall’altra. Avrebbe altro a cui pensare e non si può ridurre soltanto a risolvere un duello personale che ha francamente stufato. Spalletti e Totti, in questo momento, sono ancora dei punti di riferimento indiscussi? Dovrebbero essere confermati nella scala dei valori futuri, non solo tecnici, del club?