Stefano Impallomeni

Alti e bassi, tanta confusione e scarsa continuità.  La Roma non sa più tornare se stessa. E’ evidente una fatica mentale, oltre le questioni tattiche e tecniche. Il gioco non è più il marchio di fabbrica. Spalletti scopre una squadra clamorosamente prevedibile, sufficiente. Si crea e non si realizza il giusto. Tranne le goleade con Udinese e Crotone, la fase offensiva traduce poco e lascia un resto striminzito. Si stenta a determinare quando servirebbe. Sei gol sono arrivati su calcio di rigore. A Torino la sintesi è tutta nelle prestazioni dei rispettivi attaccanti. Da una parte,  Belotti segna, si procura un rigore e offre un assist, dopo aver sfiorato seriamente di marcare altri due gol. Dall’altra, Dzeko fa il suo. Non fa danni, ma non fa la differenza: è un punto di riferimento ma manca spesso la rete della svolta e non consente la crescita di una fase difensiva perennemente complicata, indipendentemente dai moduli che si applicano. E’ la differenza del carattere, di un atteggiamento diverso.

I calciatori non devono offendersi per le parole di Spalletti

La questione è complessa. E’ una questione più di mentalità che tecnica. A Roma è sempre quasi sempre così. Si ipotizzano successi, magari si sfiorano, ma non si arriva mai al punto. Ci si crede forti, ma non lo si dimostra. Spalletti denuncia amaramente lo stato di crisi. “ Ci sono menti un po’ malate. E’ ora di cambiare, così non si può andare avanti”.  Alcuni non vedevano l’ora di strumentalizzare il concetto: troppo pesante e accusatorio.  Non credo che le sue parole debbano suscitare risentimenti. Nessun scalpo e nessuno scalpore. Chi si sente offeso può serenamente abdicare, giocare altrove. Chi si sente offeso non è un calciatore da Roma, non può pensare di essere un giocatore importante. Nelle parole di Spalletti non ci vedo nulla di così negativo, anzi. Il tiro al bersaglio in questo senso è un esercizio sterile, fine a se stesso . Quello di Spalletti è uno sfogo ponderato in cui dentro ci mette anche la sua faccia, le sue responsabilità, com’è corretto che sia. E’ giusto dire come stanno le cose. Non dire tutto, ma far capire che credersi una cosa e poi dimostrarne un’altra non va bene. Il suo è un atto dovuto, un’analisi condivisibile, perché i fatti non assomigliano mai alle opinioni.

Il campo non tradisce mai. In campo, se non stai attento e se non legittimi la tua superiorità, ti arrivano sberle terrificanti. La Roma, insomma, è peggiore di quel che promette. Delude e non compie il salto di qualità desiderato.  In questa altalena disarmante, il rischio è quello di arrendersi, di saccheggiarsi a vicenda. Il campionato è soltanto agli inizi ed è inutile star qui a vedere classifiche e relativi obiettivi.  Ma un obiettivo vero , adesso, la Roma se lo deve dare in ogni caso. Ed è quello di giocare con motivazioni forti, superiori, sforzandosi di crescere nei rendimenti individuali. Di “fare” la partita  con una voglia diversa. Una crisi prevede quasi sempre una somma che non torna.

L’INTER DIRA’ A CHE PUNTO E’ IL LAVORO DI SPALLETTI
Su 6 partite di campionato già due sconfitte con Fiorentina e Torino. Appena sale il coefficiente di difficoltà si becca sistematicamente.  Un po’ per sfortuna, molto perché gli altri ci mettono qualcosa in più.  Si parla tanto della difesa che fa acqua, di acquisti non eccellenti e di buchi non riempiti, ma in attacco i Salah, i Perotti e gli El Sharaawy non stanno ripetendo le prestazioni dello scorso anno. In mezzo al campo Pjanic non è stato sostituito e aggrapparsi a un uomo di 40 anni, seppur leggendario come Totti, non è un’operazione corretta nel lungo periodo. Nell’involuzione della Roma questi aspetti contano quanto,  se non di più, una difesa che va messa a posto una volta per tutte. Lo avevamo detto in tempi non sospetti.  La sensazione è che ci siano pochi margini per migliorare la situazione. Non è una questione di interpreti, ma di pensare già bene come difendersi con gli attaccanti. La Roma inizia a difendere male dall’alto, finendo nel peggiore dei modi davanti alla propria porta. C’è una discreta fase offensiva, ma non più eccellente come l’anno scorso. E dietro è un costante affanno, davvero imbarazzante, chissà quanto correggibile. La Roma è già all’angolo. Domenica l’Inter ci dirà a che punto è il lavoro di Spalletti e che effetto hanno avuto le sue dichiarazioni. Due allenamenti al giorno, intanto, vanno più che bene. Non tanto per punire, ma per capirsi meglio e uscire in fretta dal tritacarne in cui ci si è infilati.

Francesco Totti durante Fiorentina-Roma

Francesco Totti durante Fiorentina-Roma