Marco Cherubini

E se non fosse una follia? Si, pensare che il 15 febbraio al Santiago Bernabeu il Napoli di Sarri non scenderà in campo solo per limitare i danni. D’accordo, il lignaggio dei due club non è paragonabile, Cristiano Ronaldo è un’iradiddio, il fascino della Casa Blanca è micidiale e inibisce anche campioni patentati. Ma attenzione. Il Napoli è in un momento di forma straordinario.

Sarri, l’uomo in più degli azzurri

In attesa del ritorno di Milik e l’inserimento di Pavoletti, la squadra di Sarri vince a raffica in campionato e Coppa Italia, ma soprattutto esprime un gioco davvero bello ed efficace. Frutto di una organizzazione che scaturisce dallo splendido lavoro di Sarri a Castelvolturno. Questa qualità potrebbe – il condizionale, ovviamente è d’obbligo in questi casi – mettere in difficoltà il Real. Che è una potenza, che in Champions ha numeri straordinari, ma che sulla doppia sfida – specie nella parte bassa delle eliminatorie (ottavi e quarti) non sempre sembra essere sul pezzo. E ancora. Proprio nella zona nevralgica del campo, la truppa di Zidane in queste uscite del 2017 non è sembrata ineccepibile. Insomma, un centrocampo non sempre ispirato che protegge poco e spera, per lo più, che la davanti i fenomeni producano gol scacciapensieri. Lì può colpire il Napoli. Dimenticandosi di essere un’outsider, ma giocandosela un po’ come provò a fare Spalletti un anno fa a Madrid. Appena arrivato, dopo il mortificante 2 a 0 all’Olimpico, la Roma tenne col Real per un’ora abbondante, sprecando un paio di occasioni da gol con Dzeko – vecchia versione – che potevano cambiare l’inerzia del match e quindi della qualificazione. Questo Napoli è molto di più di quella Roma. E soprattutto gioca la prima là, dove la necessità di fare risultato da parte degli uomini di Zidane, potrebbe suggerire soluzioni adeguate al contropiede partenopeo. Una partenza lanciata come contro il Milan a San Siro in campionato, farebbe al caso di Sarri. Poi certo: Cr7 è tanta roba e da solo può fare tutto. Ma ecco, pensando a questo ottavo di finale, e confrontato lo stato attuale delle due squadre – con il Real che perde Marcelo e ha Modric che non sta benissimo – non viene proprio da pensare che il Napoli vada al Bernabeu per farsi una gita contro i Grandi di Spagna e dunque d’Europa. No, con logica e coscienza, i partenopei ci possono, anzi, ci devono provare.

Discorso totalmente diverso per la Juventus, al quale vanno invertiti i parametri scelti per il Napoli. Contro il Porto, non ci sono discussioni, la squadra di Allegri è favorita. Anzi, obbligata a passare il turno. La prima sfida il 22 febbraio, allo stadio Do Dragao, è un ulteriore vantaggio da sfruttare poi al ritorno nel fortino dello Juventus Stadium. Il parziale appannamento di questo inizio del 2017 sembra dimenticato, archiviato. Non a caso coinciso col ritorno in forma di Paulo Dybala, la vera essenza di superiorità della Juventus nei confronti degli avversari. Il giovane fuoriclasse argentino per qualità tecniche e capacità tattiche è pressoché unico, e dunque restituisce alla corazzata bianconera quella imprevedibilità che, aggiunta alla fisiologica solidità del gruppo, rende agevoli anche le  sfide più complesse. C’è però da non sottovalutare il Porto – che ha squassato la Roma presuntuosa di inizio stagione – e allontanare la scimmia di un sorteggio che costringe a pensare per forza ai quarti. La sorte è stata benevola con la Juventus, ma il peccato di presunzione eventuale potrebbe costare carissimo. Ricordate il Galatasaray? Dunque, calma e gesso. Juve più forte, più strutturata, favorita dal ritorno in casa. Il sogno di due italiane ai quarti non è un’utopia, ma qualcosa di assolutamente realizzabile.