Maurizio Compagnoni

A volte si esagera con la retorica del dodicesimo uomo in campo. Ma ci sono situazioni, nell’arco di una stagione e in particolare di una determinata partita, dove l’apporto del pubblico può essere determinante e spostare gli equilibri. Sicuramente ci sarà qualcuno che ritiene esagerato questo assunto. E’ sufficiente, tuttavia, andarsi a rileggere le dichiarazioni di Spalletti un paio di mesi fa per dare consistenza al partito di chi ritiene che uno stadio pieno e carico di entusiasmo possa aiutare a raggiungere il risultato. Spalletti, con qualche giocatore della Roma a rimorchio, si lamentava della freddezza dell’Olimpico con il cuore della sud sull’aventino per le odiate barriere in curva. Domenica ero all’Olimpico per Roma-Juve e sono convinto che l’ambiente abbia avuto un peso determinante nella rimonta della Roma. Che fosse una serata particolare,  diversa da quelle degli ultimi mesi,  era stato chiaro da subito, dai colori dello stadio, dalle tribune piene e dalla partecipazione emotiva del popolo giallorosso presente sulle note dell’inno di Venditti. Quando la Juve ha trovato il vantaggio con Lemina i tifosi della Roma non hanno smesso di crederci.  Certo, se De Rossi non avesse pareggiato dopo appena quattro minuti, probabilmente non avrei scritto questo articolo. Ma da quel momento la spinta dell’Olimpico è aumentata e i giocatori,  che sembravano bolliti appena due settimane prima nel derby con la Lazio, hanno ritrovato energie che sembravano nascoste. E comunque, al di là dei benefici che può avere una squadra,  uno stadio pieno e vociare nel modo giusto, rende molto più bello lo spettacolo. Anche per chi segue la partita da casa. Sì, anche in TV. E sgombriamo il campo da uno stupidissimo, oserei dire demenziale,  luogo comune: le televisioni detestano gli stadi vuoti. Il calcio per essere spettacolare ha bisogno di grandi interpreti ma anche di uno stadio pieno ed entusiasmante.