Stefano Impallomeni

Guadagni eccessivi per calciatori viziati e nababbi. Il sistema calcio – dice la maggioranza delle persone – va rivisto. E’ ora di darsi una regolata. Siamo alle solite. Basta pubblicare gli stipendi dei calciatori, stilare le classifiche dei più ricchi ed ecco puntuale spuntare la prevedibile gogna mediatica, il giudizio scontato, l’esalazione popolare che, a mio parere, niente toglie e niente aggiunge. Il calcio è sempre stato un’azienda particolare, negli anni gestita non proprio in modo virtuoso, ma pur sempre una fucina di introiti per le casse dello Stato, insomma una risorsa, una delle fonti primarie della nostra economia. Il calcio non è, purtroppo, soltanto un pallone che rotola ma un assegno che si stacca o si incassa a seconda delle convenienze e non più per una sana, folle passione.

È finita l’era dei Sensi, dei Viola, dei Boniperti, dei Mantovani, dei Moratti e dei Berlusconi. L’era di un calcio romantico. Dei Presidenti tifosi. Di quelli che ci mettevano il cuore, oltre la testa e si innamoravano di un calciatore, di un sogno, di una visione. Siamo al tempo degli affari, del commercio, di una lotta senza sosta e senza pallottola, del chi vende e del chi compra meglio, senza fare sconti a nessuno. Come in borsa, la volatilità è all’ordine del giorno. I simboli o le bandiere restano solo perché possono essere uno strumento di ricavo e non restano per rappresentare l’orgoglio di un club. La finanza soppianta il conto della serva. Non è più sufficiente dare un occhio ai costi e ai ricavi, senza rinforzare le strategie ad ampio respiro. I diritti tv, il marchio, il merchandising, lo stadio di proprietà, i tifosi che riempiono un impianto, sono fattori determinanti.

La Juventus è il club che ha capito fin da subito come allinearsi al nuovo mondo. E gli introiti legittimano il lavoro, l’organizzazione. Vende Pogba, prende Higuain e gli dà oltre 7 milioni di euro con l’argentino che si trasforma nel nuovo boss dei guadagni. E pensare, anni fa, che gente come Kaka’, Shevchenko e Ibrahimovic ne guadagnava il doppio, ma nessuno si indignava. Non credo sia così clamoroso sapere che i calciatori prendano tanti soldi. È stato e sarà sempre così. Tutto è in relazione a quanto denaro si genera. Quelli bravi meritano. È inaccettabile, al contrario, che i calciatori scarsi guadagnino molto. Non uno scandalo, insomma, lo stipendio di Higuain, ma soltanto il frutto di un fatturato importante e di un valore importante. La spesa è direttamente proporzionale alle entrate e alle uscite, agli equilibri economici. Semmai è scandaloso ben altro. Sono inconcepibili altri stipendi misteriosi, gonfiati, fuori da ogni immaginazione, studiati con agenti famelici, perché pagare tanto un calciatore mediocre comporta sempre un potenziale fallimento. Ti comprime gli investimenti, non ti fa vincere, illude i tifosi, che non sono così stupidi dal capire chi fa la differenza vera. Il calcio italiano, in generale, deve compiere un grande sforzo, una rivoluzione culturale e deve diventare meno riottoso, più collaborativo tra le varie componenti.

Foto profilo Facebook Pogba

Foto profilo Facebook Pogba

Nell’ultimo mercato c’è stato un sussulto, arrivato grazie anche alla ricca Premier League che fattura quasi 6 volte la serie A. I 7 miliardi di euro che arrivano dai diritti tv certificano un altro mondo. Club come il Crystal Palace possono permettersi un Benteke per circa 40 milioni di euro e Benteke può permettersi di guadagnare quasi 6 milioni a stagione. Un esempio per far capire come vanno le cose in Inghilterra, dove i tifosi non si indignano per i compensi dei calciatori, ma piuttosto per i prezzi dei biglietti. E tifano compatti con passione, andando allo stadio e, numerosi, vedendo le partite in tv. I problemi dalle nostre parti sono sostanzialmente due. Il primo: nessun stadio di proprietà (tranne rare eccezioni), ora stadi vuoti per accessi indicibili e partite tecnicamentepoverissime: spettacoli cari e a volte abbastanza indecenti. Il secondo: nessun fuoriclasse che frequenta il nostro campionato e seconde scelte straniere, che vengono scartate dalle leghe più ricche. E da ultimo, una passione che sfiorisce sempre di più. Più dei tanti soldi ai calciatori, che attualmente sembrano avere più tatuaggi che idee e talento vero, è preoccupante il peso dell’immobilismo, dei faremo da parte dei nostri dirigenti. Nel frattempo, vedremo se con gli arrivi degli investitori stranieri cambierà qualcosa, anche se il calcio italiano deve riformarsi al più presto. La speranza del cambiamento esiste ancora.

Aspettiamo fiduciosi, con passione.