Massimo Piscedda

Una poltrona per tre. Parliamo ovviamente del terzo posto in classifica, che Lazio, Inter e Roma si contenderanno con tutta probabilità sino alla fine del campionato. Considerando che quella tra Napoli e Juventus è la lotta al vertice, le tre citate si giocheranno le posizioni di domenica in domenica, sempre puntando all’obiettivo finale che è ovviamente arrivare alle spalle delle due regine della Serie A.

La tappa della ventunesima giornata va decisamente alla squadra biancoceleste e con ampio merito, dato che parliamo di una squadra compatta, costruita con una buona struttura, qualità da vendere e soprattutto con una identità ben precisa. Chi la affronta pensa di conoscerla, ma alla fine non ha mai contromisure adeguate. La Roma e l’Inter faticano a tenere il passo ma restano comunque lì nei paraggi.

Milano e Roma sono città in cui, se crei aspettative e non mantieni una tabella di marcia credibile con prestazioni e punti, la critica prende il sopravvento e questo sta causando un vantaggio alla squadra più completa ed equilibrata del momento, cioè la Lazio. Inzaghi, con poche magie e la semplicità che deve regnare sovrana in questo sport ormai raccontato come una fiction, riesce a dare spettacolo nel vero senso della parola, a partire dall’interpretazione della gara, fino ad arrivare al successo finale.

Ed il paradosso è proprio questo: la normalità è un comportamento poco apprezzato, specialmente nei salotti televisivi, dove è diventato preferibile far parlare un allenatore che imbastisce una terminologia molto complessa ma che magari è già retrocesso, a discapito di un altro che semplifica i termini e spiega un concetto con poche parole, spesso con risultati molto migliori anche in campo. Ed il paradosso dei paradossi è che invece alla scuola Tecnica di Coverciano la comunicazione è insegnata attraverso le famose tre C: chiara-concisa-concreta. Il resto non è calcio, ma piuttosto cinema.