Stefano Impallomeni

Non sappiamo se sia giusto indignarsi o accettare la nuova realtà senza opporre resistenza, ma la storia di Tevez in Cina, al netto dei moralismi, suscita sicuramente clamore e qualche veloce considerazione. Tevez allo Shanghai Shenua è, fuor di dubbio, la notizia di questo fine 2016. L’argentino, ormai ai titoli di coda, lascia il Boca Juniors e mette a segno il colpo della vita. Due anni di contratto per 76 milioni di euro complessivi. Tutti netti, chissà quanto necessari per vincere qualcosa. Facendo un breve calcolo, Tevez guadagnerà 71 euro al minuto, 4.300 euro all’ora e 104.000 euro al giorno. Dipende dal tempo e la misura che gli si vuol dare.

Calcio cinese: cifre folli

Certamente siamo di fronte a cifre incredibili e per certi versi vergognose, perché il campionato cinese, oltre tutti gli sforzi possibili, ancora non riesce ad interessare nessuno, fuorché calciatori in cerca di un dolcissimo fine carriera. Nel valutare questa notizia non c’è alcuna acrimonia, sebbene balzi all’occhio la degenerazione di un sistema che in virtù di un rialzo costante dell’offerta conquista consensi parziali ma non sfonda come vorrebbe e dovrebbe. Da quelle parti lo schema è troppo semplice per essere vincente. Si tirano fuori vagonate di soldi, ci si accaparra stelle più o meno sbiadite, ma non si fa mai giorno. Eppoi, un altro aspetto non trascurabile.

Il calcio, da quelle parti, sarà pure seguito ma non è molto capito. Gli spettatori, tra sorrisi ad oltranza, lo seguono come fosse uno spettacolo di un Circo. I calciatori forti evaporano nel livello mediocre generale. È un business che non tira. Attira soltanto chi vuole diventare ricco. Non c’è cultura e non basta comprarsi il mondo, il know how, per farsi una reputazione. La Lega cinese avrebbe imposto dei paletti. Pochi stranieri per lanciare calciatori autoctoni. Chi saranno poi mai questi talenti cinesi ce lo faranno sapere. Ma non finisce qui, nonostante qualche timido tentativo di arginare manovre milionarie indecenti, perché oltre il mercato dei calciatori si potrebbe aprire quello degli arbitri. Cinesi irresistibili e incontinenti. Il calcio, dunque, come un gigantesco e faraonico presepe dove mettere i pezzi migliori per avere chissà quale prodotto. Per ora al centro del presepe è Tevez il “bambinello” da mettere in bella mostra. Un fatto molto discutibile che a me non piace affatto. Plastifica ogni cosa, al di là dell’indecenza. E non aggiunge nulla. Tevez il calciatore più pagato del mondo: non si capisce il motivo, non si intuisce un solo perché. Gervinho, intanto, gongola e dichiara che a ogni gol segnato incassa 150.000 euro netti, 60.000 euro invece per la sola presenza in campo. Oscar, a 25 anni, ha salutato il Chelsea per trovare la gloria dei soldi. Bagliori nel nulla più assoluto. Sembra fantascienza, ma purtroppo  è tutto vero.