Massimo Piscedda

Danilo Cataldi è un ragazzo perbene, un buon centrocampista, classe 94 nato a Roma, cresciuto in una squadretta di periferia l’Ottavia e poi preso dalla Lazio per la categoria dei giovanissimi. E’ arrivato fino alla prima squadra passando per il Crotone in serie B. La Lazio all’inizio aveva puntato su di lui fino a far credere che proprio Cataldi sarebbe diventato il calciatore simbolo della squadra con tanto di fascia per i prossimi 10 anni. Ora non è più così. Ceduto in prestito al Genoa a gennaio, il ragazzo ha perso fiducia e alla fine anche il posto da titolare. La carriera di un calciatore a volte passa per queste fasi così inaspettate al quale devi saper reagire con carattere e convinzione altrimenti l’involuzione è dietro l’angolo. Danilo è un ragazzo sensibile, dalla Lazio si sente tradito, al punto che domenica scorsa sul secondo vantaggio del Genoa sulla Lazio, ha esultato in maniera tale che i tifosi laziali si sono risentiti. Il rancore quando sei ferito per troppo amore fa parte dell’umana debolezza e quindi credo lo si possa perdonare per quel tipo di sfogo, indirizzato a mio parere più ai dirigenti che ai tifosi. Cataldi deve capire che il calcio non finisce a Roma, e che forse la sua carriera dovrà indirizzarla verso un’altra squadra. Profeti in patria ce ne sono stati ben pochi, ed erano calciatori di grandissimo livello. Essere Laziali dentro è possibile anche se non si ha la fortuna di indossare quella maglia. Quindi un consiglio spassionato: pensi prima alla sua carriera e poi tifi Lazio.