Stefano Impallomeni

Premessa doverosa e molto parziale. Ho un debole per Francesco Totti. Lo ho avuto e lo avrò sempre. Credo che rappresenti non solo gran parte della storia della Roma, ma la storia del calcio italiano degli ultimi decenni. Uno dei migliori interpreti del suo ruolo. Con Rivera, Mazzola, Baggio e Del Piero è stato il 10 che ha saputo incarnare meglio una figura che nel corso del tempo si è sviluppata nell’espressione. Totti ha un’unicità difficilmente riscontrabile.

Totti pensa prima di ricevere il pallone, come Cruijff

Non è funambolico, non rapisce le folle con i guizzi e le accelerazioni, ma con le giocate a compasso, con i tiri, con il ragionamento. È freddo. È potente e tecnico. È 10 e 9. È centrocampo e attacco. È una congiunzione finale e prepotente del gioco offensivo. Si guadagna una, due, tre giocate rispetto all’avversario e si prende il campo, il tempo per decidere cosa è meglio fare per lui e per la squadra. Pensa prima degli altri. Pensa prima di ricevere il pallone. Alla Cruijff. In questo è uno dei migliori in circolazione. E segna tanto, tantissimo. E soprattutto, rispetto agli altri, ha e ha avuto una continuità mostruosa in una zona del campo in cui spesso e volentieri è più facile assistere a rendimenti più bassi che alti.

Totti in serie A fa ancora la differenza

Si è discusso molto sulla pervicacia di Totti di voler continuare a giocare. Avrebbe dovuto mollare, smettere. Alla soglia dei 40 anni, in molti l’avrebbero voluto accomodare alla porta. E, invece, la storia ce lo rispedisce ancora in campo, per un altro anno. Da calciatore. Totti ha avuto ragione e ha vinto la sua sfida. Non trasmette tenerezza ed è più vivo che mai. Con i suoi gol e i suoi assist ha lanciato la Roma ai preliminari di Champions. Protagonista e non comparsa. Il Dio Pallone l’ha affiancato quando sembrava al crepuscolo, inghiottito dallo scetticismo generale e da una normalità che non gli appartiene. Totti deve continuare a giocare. Per un altro anno ancora, senza chiedere troppo a se stesso e ascoltando bene il suo fisico. Rispettando la squadra e il lavoro di Spalletti. È un’ icona imprescindibile per trainare il pubblico, è l’identificazione, l’orgoglio di una fede. Aspetti non secondari che hanno indotto la società a rinnovargli il contratto. Se sta bene, in questa serie A, può fare quello che vuole. Totti per questo motivo ha scelto di non chiudere subito la carriera. Il suo non è un rigurgito capriccioso. È  soltanto la valutazione di uno che si sente, a ragione, tra i più  bravi che ci sono in circolazione, almeno nel panorama nazionale. E in questo campionato avaro di fenomeni.