Antonio Di Gennaro

Lazio – Torino ha messo in discussione il VAR. Una riforma che invece a mio parere è positiva, purchè il protocollo sia migliorato e il verdetto accettato con serenità. Dopo calciopoli e il calcioscommesse è facile pensare ai complotti, ma non è il caso di alimentare la cultura del sospetto. Dietro il VAR c’è un arbitro. Un uomo. E, in quanto tale, che può sbagliare . Ciò non toglie che il VAR sia uno strumento importante e prezioso per ridurre il margine d’errore. Certo, non lo elimina. E quanto accaduto in Lazio-Torino è grave, da un punto di vista della prestazione arbitrale però. Ma in generale la percentuale di casi chiariti e di errori resta a favore della tecnologia. E non può essere che un bene, se è di ausilio ai giudici di gara. Posso dire con certezza, considerando la mia esperienza da calciatore, che la qualità media degli arbitri italiana è molto migliorata e che il VAR è utile. Ricordo una partita in cui fui costretto a lasciare il campo perchè espulso a seguito di uno scambio di persona. Presi il cartellino al posto di un compagno. Oggi non sarebbe successo.

Ovviamente, il VAR si può e si deve migliorare: soprattutto nel protocollo. La tecnologia va usata solo per casi clamorosi che possono indirizzare in un senso o nell’altro il risultato finale. Condotta violenta, gol in fuorigioco, calci di rigore. Forse è da rivedere anche il dover attendere che l’azione sia ferma per rivedere le immagini al monitor. Magari si analizza quanto è accaduto qualche minuto prima. E questo può snaturare l’essenza del gioco. In questo senso credo che sia indispensabile introdurre il tempo effettivo. Quando vi è un caso sospetto, in cui si rende necessario l’ausilio del VAR, meglio sospendere immediatamente l’azione e stoppare il cronometro.

Infine, gli arbitri: sbagliano, come gli allenatori, i dirigenti, i calciatori e i tifosi. Ciò non significa che vadano contestati ferocemente o associati, attraverso la cultura del sospetto, a chi sa quale sistema ordito per danneggiare chi o cosa. Molto più semplicemente, chi sbaglia va sospeso o punito. Esattamente come un allenatore esonerato o un calciatore che viene mandato in panchina. Fra l’altro non sarebbe sbagliato che anche gli arbitri parlassero e chiarissero le loro posizioni rilasciando dichiarazioni a fine partita, magari attraverso un dibattito che resti sempre nell’ambito dell’educazione e della civiltà. Nicchi, qualche tempo fa, aveva lanciato questa proposta. Sarebbe il caso di considerarla di nuovo.