Stefano Impallomeni

Il primo rigore della storia concesso grazie alla moviola in campo (Var) non è riuscito a mettere d’accordo tutti. Tempi duri per i cambiamenti. La tecnologia convince a metà. Anzi, a me non piace proprio. Preferisco la centralità del giudizio di un arbitro, in grado di poter decidere in base alla sua preparazione. In sintesi, è preferibile sempre l’errore umano a un coacervo di figure aggiunte che aiutano a decidere cosa sarebbe stato giusto fare, o fischiare. La decisione riveduta, corretta e ritardata non rappresenta una giustizia vera, agonisticamente intendendo. Accantona un lavoro, uno stress vivo e ne esalta un altro periferico prettamente “digitale”. L’arbitro ha poco senso di esistere. È eternamente indagato, perennemente sotto giudizio. Il colmo dei colmi.

La Var e la Fifa cominciano a far paura

No, la moviola in campo non è la soluzione dei problemi: svilisce il pathos, meccanizzando il gioco e non garantisce infallibilità . Il calcio in mano ai computer da campo, o vivisezionato dentro una saletta di uno stadio, ha il sapore di videogame, di play station allargata. In Giappone, abbiamo celebrato una prima volta scordandocene un’altra. I Kashima Antlers hanno vinto 3-0 contro l’Atletico Nacional, diventando la prima squadra asiatica a giocarsi un titolo mondiale per club. In finale contro il Real Madrid, roba da non crederci. Giapponesi al potere e non è il titolo di un cartone animato. Roba da Guinness dei primati. Eppure abbiamo virato su altro, parlando soltanto del primo rigore tecnologico assegnato grazie a una video assistenza. Questo è il primo effetto di un calcio in continuo stato di fibrillazione. Di un calcio da laboratorio. Ci preoccupa la forma più della sostanza. E l’idea di poter stravolgere il calcio che rischia di non essere più calcio, perché la Fifa, oltre la Var, comincia a far paura. Il gioco di parole è calzante, almeno per quanto mi riguarda.

L’ULTIMA DI INFANTINO: RIGORI AL 90′ PER EVITARE ACCORDI ALL’ULTIMO MATCH
Il Presidente Gianni Infantino, oltre l’ipotesi di costruire un mondiale a 48 squadre (16 gironi da 3 con eliminazione diretta a partire dai sedicesimi di finale), starebbe covando una misura anti-“biscotti”, che in passato hanno saputo scrivere storie brutte e indecenti. Con tre squadre in ogni girone sarebbe impossibile la contemporaneità e allora ecco pronto il rimedio, la nuova regola sensazionalistica: rigori al 90’ per evitare accordi all’ultimo match. L’eventuale soppressione del pareggio sarebbe l’ultimo inaccettabile risultato da parte di una politica sportiva che non sta confermando le attese di un miglioramento. Speriamo che per un po’ di tempo ci si calmi. Che sia benvenuto il cambiamento, il saper vivere l’attualità aggiornandosi, ma diamoci una regolata generale. Il calcio deve mantenere i suoi punti cardinali, una sua sacralità, un suo vecchio rito. Neanche le iniziative di un giovane Papa potrebbero cambiarlo in meglio.